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Mantegna a Mantova


Ludovico Gonzaga, emissario dei Gonzaga, chiede a Mantegna di diventare il primo pittore della corte gonzaghesca, ma Mantegna primo vuole completare la Pala, quindi non accetta. Solo nel 1460 Mantegna si reca a Mantova, assumendo la carica di pittore di corte e responsabile delle collezioni artistiche dei Gonzaga. Mantegna trascorrerà tutta la sua vita fino al 1506 proprio a Mantova, creando un binomio inseparabile: il pittore è ospitato nel Palazzo Ducale (ha un appartamento per sé e la sua famiglia.
Mantegna è subito coinvolto nell’attività artistica: la prima opera commissionata è la Morte della Madonna, conservata a Madrid. Questa pala è destinata alla cappella della Chiesa di San Giorgio.
Nel dipinto, oltre alla morte della Vergine, l’elemento suggestivo di maggiore importanza è lo sfondamento prospettico, dove vediamo la veduta del ponte che dà l’accesso a Mantova e del Mincio, aprendoci una sorta di finestra su cosa si vede dalla chiesa di San Giorgio. Illusione prospettica (trompe-l’oeil).

Camera degli Sposi


Dopo il completamento della prima per la Cappella di San Giorgio, a Mantegna viene affidato il compito di dipendere la Camere degli Sposi (o Picta) sempre per il Castello di San Giorgio. Questa camera è una stanza di rappresentanza, dove risiedevano e sostavano gli ambasciatori e i regnanti esteri. La stanza, per questo, deve dare un’idea precisa della forza dei Gonzaga. Deve essere una specie di biglietto da visita: è ricorrente nel Rinascimento italiano che la pittura sostituisca altre forme di linguaggio, per dare immediatezza ad una famiglia.
La Camera degli Sposi rappresenta una serie di immagini di carattere profano, con uno scarso rilievo simbolico, proprio per essere di immediata comprensione. Si abbassa il livello del simbolismo per agevolare la comprensione di chicchessia. Una delle immagini che si trovano rappresenta l’incontro fra il cardinale Francesco Gonzaga e il marchese Ludovico Gonzaga: Francesco viene da Roma, poiché sullo sfondo si nota la città di Roma, che non è topograficamente corrispondente alla realtà, ma è idealizzata. Avere in famiglia un cardinale significa partecipare al conclave e potenzialmente aspirare al papato (grande ambizione). Nella scena ritroviamo l’albero come elemento che obbliga l’osservatore a non rimanere alla superficie dell’illustrazione, ma a guardare anche la parte più profonda (repoussoir=elemento di collegamento fra primo piano e dietro).
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