Video appunto: Mantegna, Andrea - Il Parnaso - Descrizione

Mantegna - Il Parnaso - Descrizione



Realizzata nel 1497, questa tempera su tela, esposta al Museo del Louvre (perché nel 1627 i Gonzaga ne fecero dono al cardinale Richelieu), fu commissionata dalla marchesa Isabella d’Este, appena andata. in sposa a Francesco Gonzaga, per decorare il suo piccolo studio privato, in cui raccogliere gli oggetti collezionati e ricevere i suoi amici eruditi.
Pertanto, Mantegna fu incaricato di eseguire due tele: Parnaso e Atena scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù. Sopra un arco roccioso che occupa il centro della tela, sono raffigurati la marchesa e Francesco Gonzaga nelle vesti di Marte e Venere che assumono il compito di favorire le arti, nel dipinto sono rappresentate da Apollo e dalle nove muse, collocate in basso mentre stanno danzando e cantando armoniosamente. Esse ricordano il ballo della vita umana nell’opera di Poussin. La presenza di Pegaso, a destra, è giustificata dal fatto che, secondo la narrazione mitologica, il canto delle nove Muse causava le eruzioni vulcaniche che terminavano nel momento in cui il cavallo alato batteva il suolo con lo zoccolo. Dietro la coppia si nota un letto matrimoniale e da entrambi i lati sorgono delle piante verdeggianti ricoperte di frutti: l’allusione alla fecondazione è chiara: dal lato dell’uomo, gli alberi portano tanti frutti, dal lato della donna ne troviamo soltanto uno, l’unico maturo fra tanti. L’amore fra Marte e Venere è un amore adulterino perché Venere era sposa di Vulcano; quest’ultimo è raffigurato all’interno della grotta, adirato perché ha scoperto l’accaduto, mentre sta forgiando altre frecce.

L’amore fra i due è protetto dall’Amore celeste. Accanto alla coppia, Cupido, con una cerbottana, sta mirando ai genitali di Vulcano, simbolo dell’amore terreno e passionale. La posa della marchesa ricorda quelle delle statue classiche ed il colore della sua pelle risalta a contatto con l’armatura rivestita dallo sposo. In basso, nella radura, accanto a Pegaso, individuiamo Mercurio, riconoscibile dal copricapo alato, da calzari, tipici del messaggero degli dei e dal caduceo, cioè dal bastone con i serpenti intrecciati. Egli è presente nella scena per dare protezione alla coppia. All’estrema sinistra, Apollo è seduto nell’atto di suonare la cetra. Per molto tempo, questa figura è stata scambiata per Orfeo, ma tale identità è impossibile perché la presenza di un essere umano, in un contesto di divinità mitologiche avrebbe stonato.
Il dipinto è stato rimaneggiato dopo la morte di Mantegna, soprattutto nella parte centrale.