Video appunto: Mantegna, Andrea - Crocifissione

Crocifissione



In origine, la Crocifissione, era collocata al centro della predella del Polittico di San Zeno.
A seguito del Trattato di Campoformio, il polittico, dipinto dal 1457 al 1459, fu trasferito a Parigi, per essere esposto al Louvre, che a quel tempo si chiamava Museo Napoléon.

Nel 1815, il Congresso di Vienna decise che l’opera fosse restituita all’Italia, ma non la predella.
Quest’ultima fu allora scomposta in tre parti: due andarono al museo di Tours e una, la Crocifissione, fu assegnata al Louvre.
Anche in questo dipinto è importante la presenza delle rocce: da sottolineare che quella che fa da sfondo alla croce, su cui è legato il cattivo ladrone, corrisponde per una precisa volontà dell’artista, alla direzione da cui proviene la luce naturale della finestra dell’Abside di San Zeno. Le tre croci sono poste in cima ad una scalinata, su cui si notano, a sinistra il gruppo delle pie donne, mentre ai piedi della croce del Cristo, alcuni soldati stanno giocando a dadi per dividersi le vesti del Messia. All’estrema sinistra, S. Giovanni, in piedi, ha lo sguardo rivolto verso Gesù, in segno di devozione. Completano la scena altri personaggi a piedi o a cavallo che si muovono nella più completa indifferenza. I due ladroni sono fissati alle rispettive croci con delle corde, mentre Gesù vi è stato inchiodato, forse per enfatizzare la sofferenza a cui viene sottoposto il Cristo il cui corpo, dipinto nei minimi particolari è ormai inerme. In ogni modo, tale rappresentazione era stata già usata da van Eyck. Sullo sfondo, dietro un picco roccioso, si intravede Gerusalemme che si ispira ad alcuni schizzi architettonici tratti da appunti di viaggio dell’epoca umanistica. Vi distinguiamo anche rovine romane presenti nella regione veneta e alcuni monumenti dell’antichità classica che Mantegna conosceva bene attraverso riproduzioni che circolavano nelle botteghe degli artisti. Il cielo, su cui si staglia la parte alta delle tre croci è terso e verso l’orizzonte diventa ancora più chiaro. I teschi situati in basso vogliono ricordare l’aspetto ineluttabile della morte; d’altra parte il termine “Golgota” significa proprio “luogo del cranio”.
Evidente è l’influsso di Donatello, presente nella figura tagliata e in primo piano, che sta salendo le scale. Si tratta di una ripresa di uno degli stucchi eseguiti dall’artista fiorentino, situati nella Sagrestia Vecchia di S. Lorenzo a Firenze. Il taglio della scena era stato usato da Donatello anche nel rilievo della Discesa dalla Croce, destinato all’altare di S. Antonio nell’omonima basilica di Padova, un particolare che Mantegna conosceva molto bene.