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La primissima fonte sul genio da Vinci viene dalla famiglia: La notizia della sua nascita fu annotata dal nonno paterno, notaio, su un libro notarile, usato per annotare gli avvenimenti degni di nota, definiti “ricordanze” della famiglia, dove si legge: <<Nacque un mio nipote, figliolo di ser Piero mio figliolo a dì 15 aprile in sabato a ore 3 di notte.Ebbe nome Lionardo..>>.
Al battesimo, ricordato di seguito con nome del religioso incaricatosene, non partecipa la donna Caterina, madre di Leonardo, che non era sposata a ser Piero suo padre, che pure lo accolse in casa riconoscendolo. Pur ereditando dal padre il mestiere di notaio, e quindi potendo condurre una vita agiata, si sposerà quattro volte, avido di denaro. Ricordiamo che siamo in un periodo di alta mortalità infantile, in cui la prole numerosa è ben desiderata. Per altro non era insolito che un ricco signore si togliesse qualche sfizio con la numerosa servitù.

Proseguendo nella ricostruzione, Il vasari racconta che un contadino di Vinci, portata una rondella di legno ebbe un dipinto così bello dal giovane Leonardo che spinse il padre a vendere alcune sue opere. Il padre sensuale, goloso e avido non si dedica al bambino, come invece fa lo zio Francesco, malvisto in casa perché pigro secondo Piero, ma che insegna al bambino l’utilità del non fare nulla. Forse fu lui a fargli nascere l’ansia della conoscenza. Nel ’56 ser Piero decide di trasferirsi a Firenze con la seconda moglie Francesca, lasciando Leonardo con il giovane zio, che “sta in villa e non fa nulla” (parole dello stesso Piero, in una sorta di dichiarazione dei redditi).
Nemmeno Francesca, come la precedente moglie, darà figli al neo eletto notaio della signoria. Che non tornerà più nell’angusto paese. Negli anni di libertà, Leonardo gode il vigore del suo corpo nella solitudine della natura, fino a che il padre lo porta a Firenze con sé. In questo periodo, la città da 60 mila abitanti è monarca d’Europa: qui vissero gli artisti celebri del secolo e i più potenti banchieri. Già in tenera età, Leonardo mette in discussione gli stessi maestri. Sarà il primo a rivendicare gli studi tecnici e l’importanza della natura. L’illegittimità della nascita di Leonardo non gli spiana certo la strada agli studi, ma fa imporre l’idea di “metterlo a bottega”- la mancanza di un substrato classico gli peserà molto. L’officina è lontana dalla formazione dell’artista moderno: produce prodotto vero e pragmatico. Fra gli altri lavoratori ci sono Perugino, Botticelli, in quanto la bottega scelta è la bottega per eccellenza. Il maestro prescelto è infatti Andrea del Verrocchio. Inizia l’apprendistato senza disdegnare i compiti più umili, arrivando presto ad essere il favorito, preso a modello per il David, fino a permettergli di collaborare al “battesimo di Gesù”, collaborazione che secondo leggenda porterà il maestro a non dipingere più.

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