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Leonardo: pittura in relazione allo studio della natura


Anche nella pittura di Leonardo l’aspetto fondamentale è lo studio della realtà fenomenica, perché gli studi che compie condizionano anche il suo modo di rappresentare la realtà. Nei dipinti di Leonardo si trovano descrizioni della realtà, un utilizzo del linguaggio naturalistico, che tengono conto di ciò che aveva compreso. Se per esempio doveva disegnare dei fiori c’era una descrizione puntuale delle varie essenze arboree, che derivavano dagli studi di botanica. Spesso anche le rocce su cui giacciono alcuni dei suoi protagonisti (es. Vergine delle rocce) vengono descritte con una rappresentazione stratigrafica e così anche il suolo. Chi studia geologia conosce la struttura delle rocce, che si sedimentano strato dopo strato. Tutte queste conoscenze sono in realtà più intuite che supportate da una conclusione. D’altronde nel 1400 non esistevano dei testi scientificamente affidabili, perché la scienza di fatto non era ancora nata, c’erano dei testi antichi, in greco e latino anche relativi alla medicina, ma anch’essi avevano un livello scientifico bassissimo, perché la scienza medica inizia a svilupparsi in maniera scientifica solo alla fine del 1600, con gli studi anatomici, con le prime sperimentazioni chirurgiche. Tuttavia tutto ciò che comprendeva lascia traccia all’interno dell’opera pittorica. Il numero modesto di opere che lui realizza come artista è proprio giustificato dal fatto che la maggior parte del suo tempo lo dedicava ad altro.

Biografia


Lui nasce a Vinci in provincia di Firenze nel 1452 ed è figlio di un nobile fiorentino, ma è figlio illegittimo. Questa condizione gli impedisce di avere un percorso di studi come quello dei nobili, particolarmente ricco e articolato, ma riesce comunque a compiere degli studi pittorici di base a Firenze. Dopodiché il padre fa sì che lui possa accedere alla bottega di un grande pittore fiorentino, Andrea del Verrocchio, e avviare la propria carriera. Tuttavia nel 1400 l’attività degli artisti, pittori scultori e architetti, era ancora equiparata a quella degli artigiani: le discipline delle arti erano considerate parte delle cosiddette arti meccaniche. Solo a partire dal 1500 si assisterà ad un passaggio della arti figurative da arti meccaniche ad arti liberali (grammatica, poesia, musica…). Allo stesso tempo cambia la figura dell’artista, che viene assimilata a quella di un intellettuale, perché si comprende che le conoscenze che doveva avere un pittore piuttosto che un architetto erano non solo legate all’abilità manuale, ma implicavano una conoscenza delle regole geometriche, della prospettiva o regole di fisica di base da applicare nella progettazione di architetture. Si assisterà quindi a questo passaggio di stato sociale. Tuttavia quando Leonardo si forma è considerato sostanzialmente un artigiano. Lui inizia quindi a operare a Firenze nella bottega di Andrea del Verrocchio, dove si presume abbia dipinto una delle sue prime opere, l’Annunciazione. Dopo la formazione giovanile a Firenze si trasferisce a Milano presso la signoria degli Sforza, invitato da Ludovico il Moro. In realtà è Leonardo che invia a lui una lettera, presentandosi e proponendosi come ingegnere militare (una sorta di curriculum). Lui allora lo invita a Milano, anche perché nel corso del rinascimento avevano grande importanza le strategie belliche o anche le competenze di ingegneria idraulica, che potevano migliorare i sistemi di fortificazione, i canali navigabili e quindi un sistema difensivo che utilizzava anche l’acqua. Milano infatti era ricca di acqua grazie alla presenza dei navigli, e questi dovevano essere regolati tramite principi idraulici complessi. Probabilmente quindi una delle ragioni per cui il Moro invita a corte Leonardo è proprio quella legata alla presentazione che egli fa di se stesso, probabilmente anche millantando competenze che non aveva (perché fino a quel momento si era occupato di pittura e le conoscenze relative all’arte della guerra erano desunte solo dallo studio di alcuni testi accompagnati da immagini di macchine da guerra, di un trattatista. Effettivamente però anche lui progetterà poi macchine da guerra). A Milano prosegue anche l’attività di pittore e poi, quando Milano cade nelle mani dei francesi, trascorre gli ultimi anni della sua vita in Francia, alla corte del re Carlo VII, nel castello di Amboise (nei pressi di Parigi, lungo la valle della Loira). Muore nel 1519, non molto anziano.
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