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In Italia la pittura di paesaggi acquisì la dignità di genere autonomo solo verso la fine del Cinquecento e inizio del Seicento; ma già a partire dalla seconda metà del Quattrocento, si era cercato di rendere gli sfondi naturali delle composizioni più veritieri. I primi paesaggi italiani sugli sfondi non erano dipinti dal vero, ma frutto dell’immaginazione dell’artista, che combinava elementi reali ( ad esempio architetture esistenti) con altri di pura invenzione ( ad esempio colline, fiumi e rovine). Su una linea diversa si mosse Leonardo da Vinci, la cui prima opera note è proprio un paesaggio, un disegno datato 5 agosto 1473 con una scritta che indica il soggetto, una veduta della val d’Arno. L’indicazione del luogo è già di per sé una novità: è superata la concezione fiorentina del paesaggio come composizione armoniosa ma astratta, di puro sfondo alla scena principale; qui la valle dell’Arno, nel suo aspetto reale, è elevata alla dignità di soggetto principale, osservata e riprodotta sul posto, con le cascate, gli alberi, le forre del primo piano montagnoso e i campi della pianura sullo sfondo avvolti dall’umidità atmosferica. Questa nuova concezione del paesaggio sarebbe stata portata a compimento negli sfondi della Vergine delle rocce, nella Gioconda e in altri dipinti, in cui la natura è protagonista e viva al pari dei soggetti umani

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