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Annunciazione


Leonardo è uno degli artisti più studiati e indagati e la sua pittura è una pittura che ha un carattere fenomenico. Nel caso dell’Annunciazione si presume che forse il dipinto non sia per intero opera sua, perché si presume sia stata realizzata nel periodo in cui lavorava presso la bottega del Verrocchio, quindi potrebbe essere un dipinto a più mani.
Tuttavia la critica ha attribuito l’opera a Leonardo.
Il tema è quello dell’Annunciazione ed è una tavola che ha uno sviluppo prevalentemente orizzontale. Una delle caratteristiche della pittura di Leonardo è quella di innovare l’apparato iconografico, inteso come modalità descrittiva con cui si rappresenta un tema. Spesso i temi, nel corso del rinascimento e del medioevo, soprattutto quelli legati alla storia della religione cristiana, sono temi ricorrenti e l’annunciazione è uno di quelli. Di norma essa prevede la rappresentazione dell’arcangelo Gabriele e della Vergine, inseriti all’interno della cosiddetta camera virginale, il luogo in cui soggiornava Maria. In termini di innovazione iconografica, Leonardo non rappresenta questa scena in un luogo chiuso, ma all’aperto, e la camera virginale si intravede attraverso una porta alle spalle della Vergine. Spesso le scelte di Leonardo sono interpretabili come volontà di ricercare dei contenuti più veritieri rispetto al tema narrato. Per esempio l’annunciazione è un evento che avrà una portata tale da coinvolgere l’intero creato e pertanto viene fatta la scelta di rappresentarla all’esterno e di rappresentare in una certa misura il creato, attraverso le testimonianze arboree, naturalistiche. Esse non servono solo a connotare un esterno, ma sono la somma di diversi fenomeni naturali: dagli sfondi rocciosi posti sullo sfondo che si affacciano sul lago, alla cortina di alberi che si distinguono per essenze e che definiscono una sorta di limite al prato punteggiato da fiori. Questa rappresentazione dell’universo creato da Dio è il luogo che sarà interessato dalla parola di Dio attraverso la nascita di Cristo. In questi senso quindi la ricerca di Leonardo tende sempre a innovare l’iconografia tradizionale di alcuni temi cercandone la veridicità, la verità narrativa.
Compaiono qui alcuni elementi tipici di Leonardo, tra cui la prospettiva aerea. Per prospettiva aerea si intende il modo in cui Leonardo descrive gli sfondi. È una modalità attraverso cui rappresentare la profondità dello spazio non avvalendosi della prospettiva lineare ma facendo riferimento al fenomeno naturale dell’umidità dell’aria. La densità atmosferica è un elemento fisico che si interpone tra noi e un oggetto posto in lontananza tale per cui, tanto maggiore è la quantità di acqua condensata nell’atmosfera, tanto minore è la visibilità di un oggetto posto in lontananza. I cromatismi tendono quindi a variare su tonalità fredde e gli sfondi Leonardeschi sono sempre simili fra loro, trattati attraverso queste velature, sfumature cromatiche. Esse descrivono solo parzialmente, appunto per suggerire la profondità e i loro toni sono sempre freddi.
Gli sfondi rocciosi sono verosimilmente la testimonianza di un interesse di Leonardo verso la geologia, che studia sia negli anni di Firenze sulle Alpi Apuane, sia a Milano nella zona delle Prealpi e delle Alpi. Altro aspetto singolare di quest’opera sono le ali dell’arcangelo Gabriele, che nella tradizione iconografica, soprattutto quattrocentesca, venivano rappresentate come le piume del pavone, simbolo della bellezza, della ricchezza grafica. Quelle che usa invece Leonardo sono vere e proprie riproduzioni delle ali di un volatile, altra testimonianza degli studi che aveva già iniziato a compiere sul volo. Sembra che abbia sperimentato e provato direttamente dei meccanismi ad ala mobile, una sorta di deltaplani mobili. Ovviamente lo studio del volo implica lo studio della meccanica del volo, e la comprensione della struttura delle ali di un volatile.
Un altro elemento di quest’opera è legato ad alcuni dubbi riguardo alla prospettiva, che sembra non del tutto corretta: la direzione delle linee che convergono verso il punto di fuga dell’edificio non coincidono infatti con il punto di fuga di quelle della struttura di supporto del leggio. In realtà non è certo che si tratti di un’incertezza nell’uso della prospettiva: forse il punto di vista dell’opera non era del tutto centrato, non era frontale (a seconda della collocazione che doveva avere questo dipinto, per cui l’errore tecnico non si percepiva. Vedendo l’opera di scorcio può essere che i due punti di fuga tendessero a coincidere. Tuttavia è un dubbio che rimane agli storici dell’arte.
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