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Venere dormiente


Marcantonio Michielin ci racconta di aver visto la Venere dormiente nella casa di Girolamo Marcello. Molto probabilmente venne commissionata subito dopo le nozze del committente, avvenute circa nel 1507. L'opera fu lasciata probabilmente incompleta alla morte del pittore nel 1510, e pertanto appare che questa venne completata dal pittore Tiziano Vercellio (Pieve di Cadore, 1488/1490 – Venezia, 27 agosto 1576) negli anni immediatamente successivi, come sembra riportare lo storico Giorgio Vasari.
Si tratta di una rappresentazione inusuale della dea, che non era mai stata rappresentata mentre dorme e che riprende la posa della Venus pudica,sebbene aggiornandola ad una posizione distesa. Si tratta naturalmente di un soggetto tipicamente neoplatonico, dove l'antico incontra il moderno in un connubio "ideale". Per comprendere il motivo della scelta iconologica è assolutamente necessario fare riferimento alla ricezione dell'opera e, conseguentemente, al committente. La figura di Venere era stata probabilmente scelta per giustificare le pretese di una discendenza della famiglia di Marcello della Gens Iulia. Infatti nell’Eneide di Virgilio, essa è celebrata come stirpe nata dalla dea, in quanto essa si configuri come madre di Enea.
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