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I tre filosofi


I tre filosofi è un’opera realizzata da Giorgione nel 1508 circa, ancora oggi al centro di importanti dispute interpretative. Il titolo ha un riscontro nelle parole di Marcantonio Michiel, che nella “Notizia d’opere del disegno” fa una brevissima descrizione dell’opera, parlando appunto di “tre filosofi nel paese”.
Dice poi che l’opera si trovava nella casa del committente Taddeo Contarini, accennando ad un suo completamento da parte di Sebastiano del Piombo. Una prima interessante interpretazione è quella di Lionello Venturi, che leggeva i tre personaggi come i tre Magi. Quest’ipotesi è stata poi rielaborata da Salvatore Settis, secondo cui il compasso e il papiro che il vecchio e il giovane tengono in mano permette di riconoscerli come studiosi del cielo, astronomi o astrologi.
Nell’altra metà del quadro, la grotta buia, con l’edera, il fico (simboli del legno della croce) e la sorgente d’acqua (simbolo del battesimo) ci rimandano alla dimensione escatologica dell’episodio della Crocifissione di Cristo.
Una fioca luce sembra giungere non dal sole, ma dall’esterno del quadro: una luce stellare.
Col compasso, la squadra e il foglio con disegni astronomici i tre personaggi starebbero quindi studiando la luce di una stella, confrontandola con un libro. Quest’interpretazione acquista valore se ricordiamo che il committente, Taddeo Contarini, è a sua volta uno studioso di astronomia.
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