• La tempesta indica la forte visione naturalistica di Giorgione. È di medie dimensioni ed è composto con tempera e olio su tela, commissionata da Vendramìn, collezionista e mecenate di una delle nobili famiglie veneziane più potenti. Il dipinto rappresenta un paesaggio agreste con sullo sfondo un ponticello di pegno, un borgo fortificato e, è ovvio, la tempesta all’orizzonte, con un fulmine che squarcia i bassi nuvoloni grigi nel cielo. In primo piano, due figure simboliche: a destra, sotto un albero, una donna semi-svestita che allatta un bambino (forse Eva con Caìno); a sinistra, un uomo in piedi, abbigliato secondo la moda del tempo (forse Adamo) appoggiato a una lunga asta. Tra i personaggi non vi è né rapporto né dialogo. Un ruscelletto e le rovine che indicano la morte li separano definitivamente dalla città lontana (cacciati dall’Eden), sulla quale esplode l’ira divina (il Creatore). Un’altra ipotesi vuole i personaggi come il Soldato (Marte) e la Zingara (Venere) e il fulmine rappresenterebbe Giove. Terza interpretazione: ritrovamento del piccolo Mosè, salvato dalle acque dalla figlia del faraone e la città potrebbe essere Gerusalemme, come dimostra la cupola in fondo al disegno. L’enigma della pittura ha generato più di trenta interpretazioni. Ma il soggetto più affascinante dell’opera è il colore: modulato, sfumato, crea l’illusione di uno spazio prospetticamente infinito, e il nostro occhio si perde all’orizzonte quasi come se fosse vero. In Giorgione, figure e paesaggio appaiono armoniosamente amalgamati, e si completano a vicenda e la realtà è arricchita dalle molteplici sfumature di colore.

• La Venere dormiente, la dea dell’amore, vive un momento di dolce abbandono, morbidamente adagiata su soffici vesti in mezzo a un prato. Il volto è innocente, ruotato verso lo spettatore; il corpo è rilassato e parallelo alla diagonale del dipinto: Giorgione non ha ritratto una dea, ma una donna, con il suo fascino umano e la serena inconsapevolezza della propria innocente nudità. E alla bellezza umana corrisponde quella della natura e del paesaggio: il prato fiorito e il cespuglio dietro Venere sembrano volerle rendere più tranquillo il riposo e anche il villaggio deserto sulla destra contro le nuvole bianche in cielo sottolinea la dolce immobilità del pomeriggio estivo. Più sullo sfondo, a sinistra, osserviamo una campagna con molti alberi e poi un borgo, o un cstello e ancora più in fondo sull’orizzonte emergono delle montagne avvolte dalla nebbia grigio-azzurra. La luce dorata modella il paesaggio come il corpo di Venere evidenziando il realistico panneggio del candido lenzuolo. Si pensa abbia partecipato alla realizzazione dell’opera anche Tiziano.

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