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Giorgione - Giuditta con la testa di Oloferne


Quest'opera è stata attribuita molto tardi a Giorgione dalla critica, ed è un esempio di come l'artista riesca a inserire perfettamente la figura umana all'interno dell'ambiente. Indica una rottura rispetto al Rinascimento classico pre-Raffaellesco inteso come rigido e schematico perché unisce elementi mitologici e sacri a elementi puramente mondani, intrecciando più aspetti della vita e della conoscenza. Questo comporta una laicizzazione delle figure, infatti i personaggi sacri e mitologici sono fortemente umanizzati, a diferenza di quelli dipinti dai precedenti artisti rinascimentali che li idealizzavano: questa tendenza inizierà con Raffaello, che riuscì in un primo momento a trovare un equilibrio tra sacro e laico e troverà una grande espansione con Giorgione, i cui dipinti sono pervasi da una perfetta armonia e in cui non sono presenti elementi dominanti. Ciò deriva dall'ambiente culturale in cui si trova, perché ci si spinge verso una laicizzazione degli eventi e di conseguenza a una mondanizzazione della vita. La figura in primo piano è monumentale e centrale, così tanto che il paesaggio sembra coperto: tuttavia c'è un perfetto equilibrio dato dal colore innaturale e delicato (quasi trasparente sulla parte superiore del busto) della veste che non nasconde il paesaggio, che viene anche introdotto dall'albero sulla destra, che sembra una soluzione scenografica.
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