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Giambologna - Il Mercurio

Tra gli scultori attivi a Firenze nell'età della Maniera, Giambologna dimostrò doti di grazia e grande raffinatezza e si sottrasse all'imitazione del gigantismo e dell’anatomia michelangioleschi che molti scultori toscani portarono a una sterile esasperazione. Riflettendo sulle possibilità della figura serpentina e della libertà della scultura nello spazio si dedicò al soggetto del Mercurio, del quale creò diverse versioni. La versione conservata al Museo del Bagarello rappresenta il giovane dio messaggero degli dei, con le ali ai piedi e sull'elmo e il caduceo in marmo, colto nell’atto di spiccare il volo. La posa è leggiadra come un passo di danza; la figura risulta perfetta ed elegante da qualsiasi punto di osservazione e sembra espandersi in ogni direzione: il braccio e la gamba destri si allungano in diagonali simmetriche, mentre l’essenza longilinea del corpo è ribadita dall'asse verticale e dal caduceo. L’anatomia, la cui fluidità è tutt'uno con la materia levigata, rivela la muscolatura, ma senza sforzo: è l’essenza del concetto manieristico della “sprezzatura”, l’atteggiamento culturale che consiste in un elegante trascuratezza nei comportamenti, che non devono mostrare fatica o emozione, ma un’ostentata facilità: qui il concetto è espresso nel non far vedere la reale fatica della contorta e innaturale posa.

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