Video appunto: Gericault, Theodore - Analisi opera "La zattera della medusa" (1)

La zattera della medusa



Nel 1818, di ritorno a Parigi dopo un anno di studi in Italia, l’artista iniziò a lavorare all’immensa tela.
L’opera si ispira a un tragico fatto di cronaca del luglio 1816: il naufragio al largo delle coste dell’Africa occidentale, nei pressi di Capo Bianco, della Medusa, una nave militare francese che trasportava soldati e civili, diretta nella colonia del Senegal.
Mentre gli ufficiali dell’equipaggio furono messi in salvo, gli altri passeggeri, centocinquanta uomini e una donna – furono radunati in una zattera e andarono alla deriva per due settimane. A bordo della zattera scoppiarono liti, ci furono ammutinamenti, alcuni morirono di sete, altri, nella disperata lotta per sopravvivere, si diedero al cannibalismo, tanto che alla fine, la nave inviata in soccorso, l’Argus, poté recuperare solo una quindicina di superstiti.

L’opera, esposta al Salon nel 1819 con il titolo di Scena di naufragio, sconcertò i contemporanei e fu letta in chiave politico-allegorica come un manifesto di denuncia alla monarchia, responsabile dell’inadeguatezza dei soccorsi e di aver cercato di mettere a tacere l’episodio tragico.
Nel groviglio di corpi va in scena un graduale crescendo di emozioni, dallo sgomento alla speranza di essere tratti in salvo. In primo piano un vecchio afflitto medita tra i morti; dietro di lui alcuni sopravvissuti, in piedi, rivolgono lo sguardo verso un punto all’orizzonte indicato da un compagno; altri esausti, tentano a fatica di rialzarsi, rianimati da una tenue speranza.