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Geografia sacra e panorama

[bh2Tempio di Palestrina[/h2]
Il Tempio di Palestrina è un tipico esempio di luogo sacro che diventa tempio o, addirittura, che viene edificato in forma di tempio. Se l’osservatore moderno è portato ad apprezzare il «paesaggio» in cui un tempio o un edificio teatrale appare ambientato, non è per nulla scontato (ed è anzi improbabile) che lo spettatore antico, e prima di lui l’architetto, si rapportasse a questi luoghi come ad un «paesaggio» in senso moderno. I criteri che presiedevano la scelta del sito non erano infatti di natura propriamente estetica, ma piuttosto di «geografia sacra», cioè relativi al significato degli elementi e del loro rapportarsi (perché geografia sacra è una geografia di luoghi e non di paesaggi). Nel caso del Tempio di Palestrina, la zona montuosa alle spalle del tempio (ma in realtà integrata nel tempio) ha evidentemente un significato essenziale rispetto alla destinazione del santuario. Esempi come quello di Palestrina sembrano rafforzare la definizione di paesaggio come estetizzazione del luogo sacro: il luogo diventa paesaggio riducendosi, tendenzialmente, a pura immagine visiva e, quindi, a «panorama».

Panorama di Roma dal Gianicolo


Mentre i funzionari-agrimensori che provvidero alla scelta del «sito» di Palestrina non avevano in mente il paesaggio come possiamo intenderlo noi moderni, è esattamente il paesaggio laziale in senso moderno quello che si presenta allo sguardo aquilino di Stendhal in una mattina autunnale del 1832. La visione a distanza, già incontrata nella pagina manzoniana, diventa qui una ricerca quasi maniacale del particolare lontanissimo e tuttavia riconoscibile. Affiorano anche memorie storiche, come quelle napoleoniche, ma è tutto incentrato sul vedere e non ci sono percezioni di altra natura. Inoltre, lo stile di Stendhal mostra un tratto «napoleonico»: il suo sguardo non è esente da quella che potremmo chiamare una «presa militare» sul territorio, emerge chiaramente tra le righe il senso della conquista. Questo è caratteristico del suo modo specifico di scrutare il territorio, che sta all’origine della cartografia militare e di quella variante della pittura di paesaggio che è appunto la scena di battaglia o la veduta del campo di battaglia.

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