pexolo di pexolo
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Contrapposizione fra paesaggio e luogo

Se il paesaggio è una veduta d’insieme, ampia, panoramica (o che tende al panorama), che si offre allo sguardo di un osservatore (ossia essenzialmente un’immagine visiva), allora quello del Fedro non è un paesaggio. L’esperienza dell’uomo antico non si rapporta a paesaggi, ma a luoghi: il luogo (il locus latino, la chora greca) non è una semplice porzione di spazio, ma uno spazio qualificato o pregnante, uno spazio con una sua precisa identità (che viene percepita come sacrale nella misura in cui è invisibile). Questa identità «demoniaca» del luogo non dipende da noi (possiamo coglierla, ma non istituirla), mentre il paesaggio prende forma nell’occhio di chi lo osserva se si pone alla distanza giusta, se lo ‘inquadra’ a dovere ed è un’esperienza essenzialmente visiva, che le suggestioni non visive rischiano di sommergere o di turbare. È proprio lo sfumare di questa identità «locale» a creare i presupposti del paesaggio, e al limite del panorama.

«Quel ramo del lago di Como […]»


Nello scenario della Grecia classica non riusciamo a ritrovare una descrizione paesaggistica paragonabile a quella che costituisce l’incipit del famoso romanzo manzoniano. Per gli antichi, la natura non si compone mai scenograficamente o prospetticamente davanti allo sguardo dello spettatore come un puro teatro estetico.

Mosaico Nitolico


In un recente libro di Simon Schama questo mosaico di Palestrina (80 a.C.) viene descritto come un «paesaggio brulicante» (di ippopotami, coccodrilli, palme, etc.). In realtà, questo «paesaggio» nitolico non è affatto un paesaggio, ma un accurato inventario topografico ed enciclopedico della Valle del Nilo. E non è un paesaggio per una ragione molto semplice: che nessuno sguardo è in grado di abbracciare l’intera Valle del Nilo. E il paesaggio o è empirico, percettivo, o non è.

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