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Il pittore svizzero Heinrich Fussli trasforma la visione del sublime e la graziosa fauna neoclassica in mostri alati e incubi notturni. Infatti, le sue opere più interessanti rivelano un altro aspetto del Romanticismo: il prevalere dell’inconscio sulla luce della ragione.
Vi è un parallelismo tra le opere di Francisco Goya e quelle di Fussli: le prime esprimono la distorsione della ragione, invece, nelle opere del pittore svizzero, è l’assenza della ragione che genera mostri.
L’opera più significativa, da questo punto di vista, è “Incubo notturno” (del quale sono presenti più versioni): l’inconscio è quella parte oscura e irrazionale dell’anima che spesso si esprime attraverso l’attività onirica.
In inglese “incubo” si traduce con night mare”, che letteralmente significa “cavallo notturno”, infatti, nel dipinto emerge nell’oscurità la testa di un cavallo dagli occhi inquietanti e fosforescenti.

In questa scena tenebrosa emerge il contrasto tra la luminosità del corpo della donna, accasciato in una posizione innaturale, e l’oscurità che la avvolge, dalla quale emergono due figure mostruose.
Sul ventre della donna grava un essere inquietante, l’allegoria dell’oppressione e dell’affanno inconscio che si rivela durante il sonno, ma che continua a tormentare come contenuto latente durante il giorno.

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