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Flagellazione

La piccola tavola della Flagellazione si deve probabilmente datare al 1460 circa, sia per la maturità del linguaggio spaziale, sia per le allusioni simboliche Analisi che nasconde. Il primo piano è occupato da tre misteriose figure che conversano tra loro, mentre sullo sfondo, a sinistra, Cristo viene flagellato di fronte a Pilato: la scena si svolge entro un loggiato corinzio, che richiama l’architettura dell’Incontro di Salomone con la regina di Saba nelle Storie della vera croce ad Arezzo e che attesta la passione di Piero per l’antichità. Sul gradino del trono di Pilato il pittore ha firmato la propria opera.
Lo studiatissimo scorcio prospettico (che denota la sicura conoscenza dell’opera di Leon Battista Alberti e dei suoi trattati) permette ai personaggi di muoversi in un ambiente illusionistico e profondo, suggerendo diversi piani spaziali: a ciò contribuiscono la ripartizione del pavimento, la fuga delle colonne, l'ardito scorcio delle piastrelle e del cerchio di marmo nero alla base della colonna della tortura.
La luce valorizza le geometrie e pone in risalto alcuni particolari: è diffusa e proviene da destra nella scena della flagellazione, allontanandola nello spazio e nel tempo, ma diventa una sorta di riflettore nel riquadro del soffitto; i tre personaggi in primo piano sono illuminati da una luce assoluta e zenitale; una terza fonte luminosa, non visibile, rischiara infine la scala al di là della porta di fianco a Pilato.
La scena è assolutamente unica nella storia dell’arte e il suo significato è tuttora misterioso. Per alcuni il giovane vestito di rosso sarebbe Oddantonio da Montefeltro, fratellastro e predecessore di Federico, affiancato dai consiglieri che ordirono contro di lui una congiura nel 1444: la flagellazione alluderebbe alla sua uccisione. Più probabile appare l’ipotesi per cui l’uomo barbuto sarebbe il cardinale Bessarione, colto prelato greco amico di Federico da Montefeltro, il giovane il suo allievo Buonconte, figlio naturale del duca (morto di peste nel 1458), l’uomo in veste di broccato sulla destra l’umanista Giovanni Bacci, committente delle Storie di Arezzo e forse anche di questo quadro. Argomento della conversazione sarebbe la crociata invocata invano da papa Pio II nel 1459 in seguito alla caduta di Costantinopoli sei anni prima, impresa a cui il duca aveva mostrato una tiepida adesione. Pilato assomiglia all’imperatore bizantino Giovanni Vili Paleologo (come Costantino nel Sogno), che si dimostrò incapace di respingere l’espansione ottomana: il martirio di Cristo simboleggerebbe in tal modo ciò che la chiesa pativa in quel periodo nell’Oriente bizantino (si spiegherebbe così la figura del turco inturbantato, ripreso di spalle).
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