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Piero della Francesca, Flagellazione di Cristo

La piccola tavola raffigurante la Flagellazione di Cristo è uno dei capolavori della pittura prospettica del Quattrocento. Come in altre opere di Piero della Francesca, un’architettura separa le due parti della composizione, lasciando una porzione del dipinto ambientata all’aperto.
Non può sfuggire la vicinanza tra il tempio classicamente misurato in cui Cristo è legato alla colonna e le contemporanee elaborazioni di Leon Battista Alberti, che certamente il pittore ha incontrato nel corso dei suoi viaggi a Rimini e a Urbino.
Ecco allora entro la superficie della tavola, ancora una volta suddivisa in rapporto aureo, un loggiato classico con colonne composite, che regola con le sue proporzioni anche lo spazio urbano che si sviluppa a destra e si apre frontalmente verso chi guarda.
Spazio e figure non sono unificate tanto dai passaggi cromatici, quanto dalla stretta logica compositiva interna all’opera. Tutto è bloccato, immerso in una calma immensa.

La pittura di Piero vuole trascrivere un’idea di perfezione, ma essa è associata all’ordine del numero e della geometria, alle proporzione armoniche care al pensiero albertiano. L’evento rappresentato rimane pure immagine-veicolo di un concetto.

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