pexolo di pexolo
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Questione del non-finito


C’è un aspetto, a tutta prima sconcertante, che caratterizza l’architettura rinascimentale fiorentina: la questione del non-finito. Il carattere incompiuto di alcune basiliche brunelleschiane (come quella di San Lorenzo, solenne e perfetta all’interno, incompiuta e grezza all’esterno) non dipende solo da fattori contingenti, ma dal fatto che il Brunelleschi è interessato alla progettazione dell’interno, della «scatola prospettica», mentre la facciata lo interessa molto meno, per non dire che non gli interessa affatto: è uno spazio bidimensionale, come esercizio prospettico non vale gran che. Se la grande novità della chiesa rinascimentale è il suo nascere in prospettiva, è anche vero che lo spazio prospettico è virtualmente infinito: non c’è insomma alcun motivo per cui la scatola (che noi ammiriamo dall’interno) debba avere una parete di chiusura (interromperla con una facciata diventa un gesto arbitrario). Due esempi testimoniano fedelmente questo proposito brunelleschiano. La facciata di Santa Maria del Fiore è sacrificata alla dittatura della prospettiva, e infatti bisogna aspettare l’800 perché qualcuno si decida a terminarla (peraltro rovinandola). Il Cristo libera un indemoniato, di Francesco d’Antonio, fa della cattedrale in cui è ambientato l’episodio evangelico una nuda intelaiatura: lo spunto scritturale scivola infatti in secondo piano rispetto alla grandiosità di uno scenario architettonico che esclude, evidenziando la volumetria prospettica, il problema stesso della facciata.
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