Ascendenze albertiane nell’opera del Vignola.

Nella seconda metà del XVI secolo l’artista più importante a Roma è il Vignola, il cui primo incarico fu Villa Giulia, iniziata da Ammannati, ritiro di papa Giulio III. Dietro la semplice facciata d’ingresso si trova un corpo emiciclico, con colonnati, questi cortile termina con una loggia aperta che dà su un secondo cortile con un ninfeo semicircolare, circoscritto da scalinate e che sfocia a sua volta in un secondo belvedere aperto. Poi abbiamo il Palazzo Farnese a Caprarola, del 1558, metà palazzo, metà castello, fondato su una rocca pentagonale progettata da Antonio da Sangallo il Giovane e Peruzzi. In questo palazzo troviamo un grande cortile circolare, e giardini a composizione geometrica culminanti in un giardino segreto, raggiungibile attraversando un bosco: qui vi si affaccia la Palazzina, dove il cardinale Alessandro Farnese poteva rifugiarsi al riparo dalle cerimonie pubbliche. Lo stesso cardinale gli commissionò anche la Chiesa del Gesù per l’ordine dei gesuiti a Roma, del 1568, i gesuiti avevano infatti bisogno di un luogo per la predicazione da dove si potesse inoltre osservare senza impedimenti l’altare maggiore. Il Vignola si ispirò dunque alla navata di Alberti progettata per S. Andrea. Il suo edificio più grande, realizzato a partire dal 1558 a Genova, per il mercante Marino, è Palazzo Marino.


Il rinascimento maturo e l’opera di Andrea Palladio.

Palladio inserì i suoi ideali in un trattato, “I Quattro libri dell’Architettura”, in cui illustra gli ordini classici, alcuni dei più importanti edifici romani, e alcune delle sue opere, così i suoi edifici vengono posti sullo stesso piano con quelli dell’antichità. L’identificazione rinascimentale di rapporti musicali e spaziali risaliva ai Greci, che avevano osservato che quando si pizzicano corde di lunghezza diversa per produrre note diverse, una corda lunga la metà di un’altra ad esempio dà una differenza di tono pari a un’ottava, si supponeva pertanto che pieni e vuoti configurati secondo questi rapporti, 1:2, 2:3.. avrebbero raggiunto una certa armonia. Fu Trissino ad accompagnarlo a Roma e a dargli il nome di Palladio, un’allusione alla dea greca della sapienza Pallade Atena. Per palazzo Thiene, a bugnato sia rustico che liscio, del 1556, adottò un tono grandioso ispirato a Giulio Romano, mentre Palazzo Valmarana del 1556 ha un ordine di gigantesche lesene simili a quelle dei palazzi capitolini di Michelangelo. Poi abbiamo la Loggia del Capitaniato che avrebbe dovuto comprendere una sala per riunioni e un balcone per i proclami, ma fu lasciata incompiuta, tuttavia, il prospetto laterale ha la forma di un arco trionfale accompagnato da un rilievo commemorativo della battaglia di Lepanto del 1571, i triglifi fungono da mensole di sostegno dei balconi e le pareti sono rivestite da decorazioni a stucco. Tra le numerose ville di Palladio quella più simile alla Loggia è Villa Barbaro a Maser, la cui facciata è coronata da un frontone simile a quello di un tempio, ma le colonne sono incassate nel muro e la trabeazione è interrotta da una finestra ad arco sovrastata da un festone in stucco. Credeva che come i templi, anche le ville fossero dotate di pronao, così le ville Pisani, Badoer, Emo, Foscasi, Cornaro, Almerico-Capra detta la Rotonda formano una serie di variazioni sul tema della facciata dei templi con pronao e della villa a due piani con due ordini di logge o colonnati. La Rotonda è una villa suburbana, del 1566, costruita per Paolo Almerico, dalla pianta geometrica basata sul quadrato, cerchio, rettangolo. Le quattro facciate sono simmetriche e ciascuna è preceduta da un pronao. È sormontato da una cupola, forse la prima applicazione all’architettura domestica di una forma associata soprattutto alle chiese.

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