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Donatello - il padre della scultura rinascimentale


Al fiorentino Donato di Niccolò di Betta Bardi (1386-1466), detto Donatello, va riconosciuto, per quanto riguarda la scultura, lo stesso ruolo di geniale innovatore che rivestono Brunelleschi per l’architettura e Masaccio per la pittura. Insieme a loro è dunque da considerarsi uno dei padri del Rinascimento. Lo sculture fu inoltre il primo a portare nell’Italia settentrionale le rivoluzionarie idee fiorentine: il suo lungo soggiorno a Padova si rivelò fondamentale per la diffusione della nuova arte rinascimentale nell’area padana, ancora immersa nella cultura tardogotica.
Figlio di un cardatore di lana, Donatello apprese i primi rudimenti del mestiere nella bottega di Ghiberti. In seguito - grazie anche all’amicizia con il più anziano Brunelleschi, che accompagnò in un memorabile viaggio a Roma alla scoperta dell’arte classica - elaborò una nuova e complessa visione artistica, fondata sul recupero e l’interpretazione dei modelli antichi, ma che sarebbe poi approdata a uno stile del tutto personale, capace anche di approfondire il realismo delle fisionomie, la resa psicologica dei personaggi e la drammaticità di avvenimenti e situazioni, in un costante rimando tra classicismo e anticlassicismo.
Donatello fu sommo scultore di statue a tatti tondo, ma anche straordinario inventore di immagini a bassorilievo. Suo capolavoro in questo genere è il Convito di Erode (1425-27), uno dei pannelli bronzei con le Storie di san Giovanni Battista realizzati per il fonte battesimale del Battistero di Siena. Il rilievo raffigura in sintesi il tragico episodio tratto dal Vangelo di Marco: Salomè, figliastra del re Erode, esegue una magnifica danza durante un banchetto e il sovrano, estasiato, le promette di esaudire qualunque sua richiesta; la madre della fanciulla, Erodiade, approfitta della situazione per vendicarsi di Giovanni Battista, che aveva condannato pubblicamente il comportamento immorale suo e di Erode, ordinando alla figlia di chiedere la testa del santo.
Donatello ha saputo creare una scena complessa e drammatica simulando in modo straordinario lo spazio interno di un edificio (e delle sue diverse stanze) in pochi centimetri di spessore. Rigore prospettico e illusionismo spaziale, con un unico punto di fuga posto al centro della composizione, sono gli elementi su cui si basa rimpaginazione della scena.
Alla verosimiglianza ottica dello scorcio si unisce la grande forza della rappresentazione, coinvolgente e intensamente drammatica: i personaggi sono caratterizzati da pose differenti, quasi tratte dal vero all’interno di una taverna; tra le figure spicca quella di Erode, a sinistra, che si alza di scatto con le mani aperte in segno di orrore di fronte alla testa del Battista.
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