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Piero della Francesca

Il Battesimo di Cristo è una delle opere più rappresentative del Rinascimento.
Si tratta di una delle tele più note ed importanti di Piero della Francesca ed è realizzata con la tecnica della tempera. Anche lui, artista rinascimentale(Borgo Sansepolcro, 1412/1417circa – Borgo Sansepolcro, 12 ottobre 1492), prese spunto dai grandi maestri, si basò principalmente sulla perfezione della forma geometrica, visione pittorica del mondo dove tutto veniva ricondotto attraverso precisi calcoli matematici.
In questa opera sono già presenti gli elementi più significativi del suo stile. Si tratta di un’opera rigorosamente geometrica già a partire dalla forma della tavola: un quadrato sormontato da un semicerchio. Al centro della composizione c’è la figura di Cristo che riceve il battesimo da san Giovanni alla sua sinistra, mentre alla destra, tre angeli assistono alla scena tenendosi per mano. L’ambiente non è Palestina, ma un paesaggio tipicamente toscano con colline e valli. Un uomo si sta spogliando in fondo, per ricevere il battesimo, e un gruppo di uomini vestiti all’orientale sono posti alle spalle di Cristo. Le loro vesti, così come il cielo, si riflettono nell’acqua del fiume. Tutto appare perfettamente bilanciato e tranquillo. La colomba dello Spirito Santo e la ciotola dell’acqua, poste esattamente sopra la testa di Cristo, sottolineano la funzione di asse centrale. Il linguaggio geometrico è chiaramente leggibile. La solidità dei corpi rimanda a Masaccio, la luce limpida fa pensare a Domenico Veneziano mentre il colore delle vesti degli angeli richiama alla mente le tavole di Beato Angelico. Piero utilizza la geometria per accentuare la sacralità della scena che sembra situarsi fuori dal tempo ma allo stesso tempo sono contenuti molti riferimenti all’evento storico del concilio di Firenze del 1439 per la riunificazione della chiesa d’occidente con quella d’oriente. Vi alludono gli uomini ritratti sul fondo con i loro copricapi orientali e anche la posa degli angeli che si tengono per mano, segno di Concordia e dell’avvenuta riconciliazione fra le due chiese.

La Sacra conversazione è l’ultima opera nota di Piero, e gli fu commissionata da Federico da Montefeltro che voleva simbolicamente fissare sulla tavola pittorica gli eventi, alcuni lieti e altri tragici, che avevano caratterizzato la sua vita di quegli anni. Nel 1472 era nato Guidobaldo, l’erede, nascita a cui allude il bambino addormentato in grembo alla Vergine. Pochi mesi dopo il parto era morta la moglie, Battista Sforza, assente nel quadro ma ricordata dalla presenza del santo omonimo, il Battista e dalla somiglianza con il volto della Vergine. Nel 1472, Federico aveva conquistato Volterra e per questo viene rappresentato con la sua armatura da soldato. Il soggetto dell’opera è appunto la sacra conversazione, la vergine seduta in trono, circondata da sei santi e da quattro angeli, a destra viene inginocchiato Federico. Il gruppo si trova in un edificio rinascimentale di gusto classico, forse al di sotto di una cupola, con la volta a botte decorata con una grande conchiglia dalla quale pende un uovo. L’uovo è simbolo di rinascita e resurrezione,e l’ovale richiama la perfetta forma del viso della Vergine.

La luce si riverbera sulle vesti, sui volti, sulle architetture. Si può vedere infatti che nell’armatura di Federico, si riflette la sagoma di una finestra, fonte di luce presente nell’ambiente.

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