melaisa di melaisa
Ominide 2160 punti

L’intensità espressiva di Andrea del Castagno

Andrea del Castagno (1421 circa-1457), nato nel Mugello, fu uno degli artisti che colsero con maggiore sensibilità il clima confuso e instabile della Firenze della metà del Quattrocento, in cui acquisì sempre più peso la famiglia dei Medici, a scapito della repubblica democratica che ormai esisteva solo sulla carta. L’artista fu anche il grande interprete in pittura delle idee dell’ultimo, tormentato Donatello, del quale sviluppò fino all’esasperazione il linearismo e la ricerca in senso espressivo, supportata quest’ ultima dall’esaltazione del colore.

Ultima cena

Queste tendenze sono già visibili nelle opere giovanili, come il celebre affresco raffigurante l’Ultima cena (1447), dipinto nel refettorio del Convento fiorentino di Sant’Apollonia. La scena è ambientata in un edificio rettangolare provvisto di tetto a spioventi coperto da tegole (interpretazione moderna della sala da pranzo degli antichi romani, basata forse sulla descrizione che ne fa Leon Battista Alberti nei suoi trattati), privo della parete anteriore per permettere di assistere all’evento sacro. La stanza è eseguita con una prospettiva non molto profonda, evidenziata ai lati dallo scorcio delle pareti e delle panche su cui sono seduti due apostoli e in alto dalla serrata successione dei riquadri del soffitto. Il rigore prospettico non attenua tuttavia la fantasia del pittore: si notino, per esempio, la varietà e l’intensità cromatica delle vesti degli apostoli, come le bizzarre e magnifiche sfingi poste in primo piano ai margini della scena, palese omaggio al mondo classico tanto amato dalla cultura umanistica. Ma è nella parete di fondo che Andrea raggiunge i risultati più illusionistici: l’artista finge infatti che essa sia ricoperta da vivacissimi pannelli in marmi policromi, dipinti con eccezionale padronanza tecnica, che catturano lo sguardo fino quasi a sovrastare i protagonisti.
Gesù e gli apostoli sono seduti dietro una tavola coperta da una bianchissima tovaglia, che taglia orizzontalmente quasi tutta la composizione. Soltanto Giuda, secondo una precisa tradizione iconografica, è posto al di qua, isolato, i tratti del volto deformati dal risentimento e dall’odio, lo sguardo cupo e il naso adunco: il traditore deve mostrarsi subito all’occhio dello spettatore e distinguersi dagli altri apostoli, che hanno invece espressioni devote o dolenti e pose pacate e solenni. Tra di essi, san Giovanni sembra essersi addormentato accanto a Cristo, che lo guarda dolcemente.
La forza del segno pittorico, con forti contrasti tra la luce (che giunge dalle due finestrelle laterali a destra, ma viene riflessa dalla macchia bianca della tovaglia) e l’ombra, rende queste figure tridimensionali e intense come i rilievi a stiacciato di Donatello.
Hai bisogno di aiuto in Dal Rinascimento al Romanticismo?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email