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L’ULTIMA CENA

Una delle opere più celebri di Leonardo è L’Ultima cena: gli viene, infatti, commissionato l’incarico di decorare una parete del refettorio di Santa Maria delle Grazie e, proprio poiché quello che sarebbe dovuto essere un affresco doveva essere collocato nel luogo in cui i monaci mangiavano, il tema di tale opera doveva essere calzante. La tecnica che Leonardo avrebbe dovuto utilizzare per realizzare tale opera doveva essere l’affresco, ossia la parete doveva essere dipinta quando l’intonaco era ancora fresco, ma egli, sia poiché amava sperimentare nuove tecniche artistiche, sia perché l’affresco non offriva molte possibilità di ritocco, mentre invece egli amava perfezionare le sue creazioni artistiche e l’opera doveva essere ultimata in breve tempo, decise di utilizzare una nuova tecnica: egli, cercando nuove suggestioni, diluisce i pigmenti naturali che costituivano i colori con l’uovo; ciò però comportò un precoce deterioramento dell’intera opera che, già dopo venti anni dalla sua ultimazione presentava delle zone in cui il colore si era perduto e il dipinto era alterato e ancora oggi il dipinto non si presenta nella sua perfezione originale, i colori sono andati in buona parte persi, non si notano i contrasti chiaroscurali e i particolari, cosa che non sarebbe accaduta se fosse stato realizzato con l’affresco.

Il dipinto, perso l’antico schema compositivo, è stato realizzato con l’utilizzo della classica prospettiva in voga nell’età rinascimentale che ci palesa il fatto che Leonardo la sapeva usare e il punto di fuga coincide con il centro del dipinto. Il dipinto rappresenta un cenacolo molto famoso, quello dell’Ultima cena di Gesù con i dodici apostoli, descritta dal Vangelo, nella quale il figlio di Dio spezzò il pane e diede da bere agli apostoli il vino: qui viene quindi raffigurato il momento dell’Eucarestia, simboleggiato iconograficamente con il cenacolo. Egli però non solo rappresenta perfettamente i personaggi, ma anche l’ambiente; egli in fondo, decide di posizionare delle finestre aperte in modo da far entrare la natura, anche in un’occasione e in un luogo in cui essa non ci dovrebbe essere: il soggetto della rappresentazione è, infatti, un ambiente chiuso e quindi egli avrebbe potuto chiudere l’ambientazione.
Proprio fuori dalle finestre aperte osserviamo un paesaggio realizzato con la prospettiva aerea, quindi con un’aria densa d’umidità e con le montagne sfocate all’orizzonte che diventano via via sempre più nitide. Per quel che riguarda l’impianto dell’opera dobbiamo sottolineare che L'Ultima cena è dal punto di vista iconografico molto diversa da tutte le altre precedentemente rappresentate dagli altri artisti rinascimentali: Leonardo, infatti, non mette tanto in evidenza l’azione di Cristo di spezzare il pane e di distribuire il vino quanto invece mette in risalto i sentimenti, volendo quasi far parlare il dipinto mostrando i gesti delle mani dei dodici apostoli.
Ciò fa capire che il momento rappresentato da Leonardo è quando Cristo rivela che tra gli apostoli c’è colui che lo farà uccidere: tutti quindi iniziano a parlare tra di loro, formando anche dei veri e propri gruppetti, e tutti gli apostoli ad eccezione di Giuda con un linguaggio gestuale si pongono delle domande. L’interrogativo pervade tutto l’ambiente e gli spettatori sembrano quasi ascoltare gli apostoli, mentre si pongono la fatidica domanda. Si potrebbe definire tale opera una summa di tutte le novità introdotte da Leonardo Da Vinci all’interno della storia dell’arte: l’interesse e l’attaccamento verso la natura che porta a dipingerla anche quando non ci dovrebbe essere, la prospettiva aerea, il linguaggio gestuale, grazie al quale egli rappresenta i moti dell’animo, i sentimenti. L’ultimo elemento di novità è invece molto più radicale: quello che i critici hanno definito lo sfumato leonardesco, ossia la sua capacità di non tracciare delle linee di contorno nette e marcate, ma, attraverso contrasti chiaroscurali meno netti, crea un’atmosfera malinconica soprattutto con la trovata di introdurre una doppia fonte luminosa, in questo caso proveniente sia da dietro, (le finestre aperte), sia davanti: le figure diventano quindi più delicate. Di conseguenza lo sfumato e la prospettiva interagiscono tra loro.

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