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TRILOGIA DI SAN MATTEO

Giunto a Roma, Caravaggio avrà dei contatti con alcuni membri della curia, ma nello specifico con Scipione Borghese e il Cardinal del Monte, che gli farà avere i primi incarichi di una certa rilevanza tra i quali spicca una trilogia, ossia la rappresentazione su tre tele di tre episodi aventi il medesimo soggetto, San Matteo che prima di divenire un apostolo era stato un pubblicano, esattore delle imposte che dopo aver seguito Gesù decise di cambiare il suo nome in Matteo. Le tele sono contenute nella chiesa di San Luigi dei Francesi e più precisamente nella Cappella Contarelli: dovendo rappresentare solo i momenti più significativi Caravaggio decide di dipingere il momento della conversione, chiamato vocazione di San Matteo, il momento in cui egli, tramite l’ispirazione dell’angelo divino scrive il Vangelo e di cui farà due versioni ed il suo martirio.

Per quel che concerne il più suggestivo dei tre dipinti, quello raffigurante la scrittura del Vangelo, ha avuto due diverse versioni ed in entrambe è già visibile lo stile maturo di Caravaggio, con i suoi elementi caratteristici: il contrasto di luci ed ombre che gli permette di rendere l’eterno conflitto tra bene e male, il fatto che tutto il dipinto è in penombra ad eccezione di alcune zone, le più importanti, illuminate da una fonte di luce indistinguibile e soprannaturale a sottolineare i personaggi positivi e negativi. Egli, infatti, per cercare di rimanere fedele per quanto possibile alla natura e alla quotidianità, trovava i modelli delle sue opere da personaggi dei bassifondi come barboni, e frequentatori delle sue stesse bettole e persino prostitute.
Molte volte si troverà, come in questo caso, ad essere criticato per avere utilizzato dei modelli poco indicati e figure troppo naturali: nella prima versione infatti, tutto sarebbe normale se non fosse che San Matteo è scalzo e le sue gambe sono in primo piano e per il fatto che l’angelo ha un atteggiamento molto crudo e accompagna, quasi scrivendo lui stesso, Matteo nella stesura del vangelo invece di essere una semplice ispirazione divina. Il dipinto, poiché metteva troppo in risalto un particolare sgradito di San Matteo (il fatto che era analfabeta) e presentava un interpretazione scorretta e non era consono ad una chiesa, non fu accettato e Caravaggio ne fece una nuova versione, con le gambe parzialmente coperte, l’angelo che ispira lontano dal santo per far cogliere maggiormente il suo intento. Il dipinto del martirio è invece poco importante rispetto agli altri, in quanto rappresenta il momento in cui San Matteo sta svolgendo la messa e giungono degli assassini che lo uccidono e il fatto che sia un martirio è simboleggiato da una palma che gli viene tesa da un angelo che lo consacra santo.
Il successivo è invece più importante, perché raffigura il momento in cui Gesù chiama a sé Levi: i pubblicani all’epoca non godevano di una buona fama, perché si arricchivano con i soldi della gente e sono presentati come persone corrotte e assetate di denaro in un ambiente singolare. Infatti, in questo dipinto sono rappresentati non solo i vizi di Caravaggio quali il bere, il giocare d’azzardo, il fatto che era propenso alle liti e aveva sempre il coltello in tasca, ma anche la rappresentazione di questo mondo degradato in un ambiente autobiografico: egli raffigura l’interno di una taverna e il tavolo in cui i pubblicani contano i soldi è un tavolo da gioco, un chiaro riferimento alla realtà concreta. L’ambientazione è quindi mondana e non vi è nulla di sacro e pur essendoci una finestra, dalla quale negli altri dipinti solitamente entra luce, essa è chiusa e l’unica fonte luminosa è soprannaturale e proviene dalle spalle di Gesù, accompagnato dal suo apostolo prediletto, Pietro, una luce di speranza, salvezza anche in un luogo simbolo del peccato e della perdizione. Inoltre il dialogo tra Gesù ed i personaggi al tavolo avviene con i gesti, caratteristica tipica di Leonardo.

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