Video appunto: Canaletto - Camera ottica

Canaletto e la camera ottica



Canaletto, il cui vero nome era Antonio Canal, nacque a Venezia nel 1697 dove morì nel 1768. Iniziò la sua carriera artistica insieme al padre, come scenografo. Durante il suo soggiorno a Roma, egli conobbe le opere di Van Wittel e, ritornato a Venezia, cominciò a dipingere immagini della sua città natale, ottenendo una grandissima fama.

Le vedute dei quadri di Canaletto sono molto scrupolose e dettagliate. Per ottenere più verità di quanto non possa l’occhio umano, l’artista ricorreva alla camera ottica, che fra l’altro era uno strumento conosciuto fin dai tempi antichi. Al museo Corner di Venezia, esiste uno strumento ad operatore esterno con scritto “A. Canal”, per cui si ritiene che esso sia appartenuto al pittore. Tuttavia, questo strumento rendeva l’immagine troppo piccola per cui è probabile che esso sia servito solo per degli schizzi. Con un procedimento simile a quello della camera oscura, si facevano passare dei raggi di luce attraverso un forellino all’interno di una scatola; in questo modo l’immagine veniva proiettata sulla parte opposta, ma capovolta e sfocata. Con opportune lenti e specchi, essa veniva successivamente raddrizzata e resa nitida. Quindi una volta riflessa su di uno schermo di carta oleata o su un vetro smerigliato, l’immagine veniva ricalcata dall’operatore, come se si trattasse di un disegno. Il risultato si presentava come uno schizzo, o “scarabochi” come scriveva Canaletto che aveva poi bisogno di essere rielaborato e quindi dipinto.

Occorre, però, precisare che l’uso della camera oscura non portava all’annullamento della personalità del pittore. Si trattava di un mezzo per riscoprire la realtà nel suo aspetto razionale illuminista dopo tanto virtuosismo della scenografia barocca. Infatti, fino ad allora, condizionato dalla necessità di creare un ambiante teatrale e dall’obbligo di dipingere la verità, spesso religiosa utile al potere, all’occhio dell’artista non era data più la possibilità di percepire la realtà con la chiarezza dovuta.
Pertanto, si può affermare che il razionalismo del Settecento, con Canaletto, riprende lo studio delle leggi prospettiche per verificarne la validità con l’ausilio della camera oscura. Ovviamente dovevano essere corrette le eventuali distorsioni causate dalla camera. Per esempio, nella Collezione di Arte Antica di Trieste esiste un disegno preparatorio a penna di Canaletto in cui l’artista annota con precisione le modifiche da portare alla prospettiva con annotazione autografe del colore.