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Brunelleschi - la Sagrestia Vecchia


Nel 1422 Giovanni di Bicci de’ Medici, padre di Cosimo il Vecchio, affidò a Brunelleschi la costruzione di una cappella funeraria per sé e per la moglie, addossata alla Basilica di San Lorenzo, che sarebbe stata ultimata nel 1428. L’architetto concepì un vero e proprio mausoleo isolato, sopraelevato su un alto basamento come i sepolcri romani e con un accesso esterno (soltanto in seguito verrà collegato al transetto sinistro della chiesa). La cappella, che racchiude il sarcofago marmoreo con le spoglie della coppia, è oggi detta Sagrestia Vecchia per distinguerla da quella eretta in posizione opposta, realizzata da Michelangelo a partire dal 1520 e detta Sagrestia Nuova.
Brunelleschi creò un capolavoro di armonia e proporzione di spazi e volumi: alla base di tutta la struttura, sia in pianta sia in alzato , ci sono il modulo proporzionale del quadrato, figura geometrica prediletta dall’architetto, e quello del cerchio inscritto in esso. Lo spazio della cappella viene inteso da Brunelleschi come una forma perfetta ed è percepito dal visitatore in tutto il fascino del rapporto matematico tra le sue parti. Il quadrato, il cubo, il cerchio, la sfera: è il trionfo della nuova razionalità rinascimentale, che crea una spazialità totalmente impostata sulla geometria, semplice, nitida e chiaramente misurabile.
La cappella si presenta come un volume perfettamente cubico (ogni lato è lungo 11,66 metri), coperto da una cupola divisa in dodici spicchi da altrettanti costoloni evidenziati dalla pietra serena, che le danno il caratteristico aspetto a ombrello, e a sesto rialzato, cioè più alta di una copertura emisferica, in modo da correggere l’effetto ottico di schiacciamento verso il basso. Sulla parete di fondo si affaccia la scarsella che, a pianta quadrata con cupola, riprende in piccolo la struttura dell'intera cappella.
Ogni lato del vano quadrato è diviso a metà altezza da un fregio con cherubini e serafini in terracotta invetriata rossa e blu, impostato su lesene corinzie, che corre continuo lungo le pareti. La zona superiore termina in una grande arcata che si raccorda con quelle contigue mediante i pennacchi di imposta della cupola.
Nella zona inferiore, le pareti su tre lati sono candide e prive di decorazioni: anche in questo caso, infatti, come già nella facciata dello Spedale degli Innocenti, Brunelleschi ha voluto evidenziare in pietra serena sull’intonaco bianco le membrature architettoniche, in modo da porre in risalto l’impianto strutturale dell’edificio.
Evidente è il richiamo all’antico nelle lesene, nella trabeazione, nelle porte con colonne ioniche sormontate ciascuna da un timpano triangolare sul lato con la scarsella e nell’ingresso alla piccola abside, che richiama un arco di trionfo romano: Brunelleschi applica qui i ricordi dei suoi viaggi a Roma, che aveva fissato in centinaia di disegni.
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