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Filippo Brunelleschi è il primo grande artista del Rinascimento. Nasce a Firenze negli anni '70 del '300 da una famiglia notarile. Sin da bambino ha una forte vocazione dell'arte, però ostacolato dalla famiglia, compie gli studi classici ed impara il latino; in seguito inizia la propria attività artistica come orafo, in un periodo in cui la tradizione dell'oreficeria era fortissima in Toscana.
Nel 1401 partecipa ad un concorso bandito dall'Arte dei Mercanti, per decorare la Porta Nord del battistero di Firenze, il cui tema consisteva nel realizzare una formella in bronzo dorato raffigurante la scena biblica del Sacrifico di Isacco il Sacrificio di Isacco: Dio mette alla prova Abramo per testare la sua fede ordinandogli di sacrificare suo figlio. Quando Abramo è in procinto di ucciderlo, un angelo interviene e lo blocca, poiché in quel modo aveva già provato la sua fede. Le prescrizioni dell'Arte dei Mercanti erano precise e restrittive: difatti la formella doveva essere cuspidata e quadrilobata.

Le due formelle giudicate migliori furono quella del Brunelleschi e di Lorenzo Ghiberti, interprete del gotico-cortese, sebbene il vincitore risultò Ghiberti, perché la formella del Brunelleschi fu considerata troppo innovativa.
La formella del Brunelleschi incarna quasi tutte le caratteristiche dell'arte rinascimentale, per cui si usa far partire l'arte rinascimentale dal 1401. Evidenziando le differenze che intercorrono tra le due formelle, è possibile esaltare i nuovi stilemi artistici portati dal Brunelleschi.
Nella composizione del Ghiberti, perfettamente inscrivibile nella figura di un quadrato, il gruppo dei personaggi di sinistra, disposto nella parte bassa della formella controbilancia perfettamente quello di destra, raccolto nella parte alta, secondo una tradizione di equilibrio e compostezza di sicura ispirazione classica.
Ghiberti scolpisce una roccia, che non è solo un dato naturalistico ma ha anche la funzione di separare i personaggi sacri da quelli profani (i servi di Adamo). Le figure dei due protagonisti sono realizzate con grande perizia tecnica, come si percepisce dalla resa anatomica di Isacco di chiara ispirazione classica, ma dai gesti dei personaggi non traspare la drammaticità del momento.
Completamente diversa è la formella del Brunelleschi. Innanzitutto è subito evidenze l'assenza della roccia e l'unificazione dello spazio, dominato al centro dalle figure di Isacco e Abramo. Inoltre alla stregua di Giotto, compie un azzeramento della gerarchizzazione, conferendo a tutti i personaggi uguale dignità di rappresentazione, per cui il cavallo che al contrario nella formella del Ghiberti sembra nascondersi, ha il proprio spazio, occupando quasi tutta la parte bassa.
Brunelleschi non lavora per via di astrazione e scolpisce un Isacco esile, con un corpo sì più comune, ma estremamente più realistico e naturalistico.
Significative nella loro marginalità, appaiono le figure dei servi nei due lobi inferiori dalla posturalità non più rigida, ma talmente sciolta, libera al movimento, che incurvandosi fuoriescono dalla formella, testimoniando l'esistenza di uno spazio anche al di fuori della cornice, elemento che non piacque molto alla commissione.
Inoltre porta ad un livello altissimo la temperatura del dramma: a differenza della formella del Ghiberti, la lama di Abramo è già dentro il collo e l'angelo non lontano come nel Ghiberti, interviene invece per fermarlo.
Ciò che infine si evince è che il Rinascimento, di cui Brunelleschi è esaltato a capostipite, non è una pedissequa imitazione dei classici ma rielaborazione, non è una copia dei classici come quella che compie il Ghiberti.

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