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Bruegel - Il banchetto nuziale

Erede della pittura fantasiosa e moraleggiante di Hieronymus Bosch fu Pieter Bruegel il Vecchio (circa 1526-1569), uno dei più grandi artisti dell’intero Cinquecento P europeo. Data e luogo esatti della sua nascita sono sconosciuti; quel che è certo è che l’artista si formò tra Anversa e Bruxelles, dove eseguì una serie di opere oggi non più rintracciabili. È accertato, poi, che intorno alla metà del secolo Bruegel si trasferì nel nostro paese, dove visse tra Roma e l’Italia meridionale per un lungo periodo: lo testimoniano, fra l’altro, alcuni disegni con precise e dettagliate vedute di Napoli, Reggio Calabria e dello stretto di Messina, senza dubbio tratte da un'osservazione dal vero. La conoscenza diretta dei grandi capolavori del Rinascimento italiano, però, non lasciò tracce visibili nel suo stile e il pittore fiammingo non fu mai veramente influenzato dall’arte della nostra penisola.
Quasi tutte le sue prime opere comprendono paesaggi, mentre negli ultimi vent’anni di vita il pittore si dedicò alla realizzazione di quadri di contenuto simbolico e intonazione ironica, in cui diede voce a un vivacissimo universo minore e popolare, fatto di piccoli dettagli realistici, scene domestiche e note di cronaca quotidiana, come nel Banchetta nuziale b (1565-66), dipinto in coppia con una grottesca Danza di contadini.
Tema del Banchetto è la rappresentazione di una festa di matrimonio tra contadini, ambientata in un granaio: la giovane sposa dalle gote rosse e dai lineamenti grossolani si staglia, sazia e intorpidita, sullo sfondo di un drappo verde, come una rustica Madonna, affiancata alla sua sinistra dai genitori, da un frate e dal signorotto del paese, in abiti scuri ed eleganti, raffigurato con le fattezze del pittore. Lo sposo è invece in primo piano, sulla sinistra, intento a mescere il vino, com'era tradizione nelle Fiandre del Cinquecento; dietro di lui sono i suonatori di cornamuse e, sullo sfondo, si accalcano convitati e curiosi./Il primissimo piano è dominato dai soggetti più umili: le brocche in terracotta, accanto alle quali siede una bambina golosa, con il dito in bocca e un incongruo cappello piumato che le cade sul viso, nascondendole gli occhi; due seni con i piatti e (appena visibile) una sedia vuota; tutti elementi che fungono da proscenio introduttivo alla composizione.
I personaggi hanno fattezze triviali e le espressioni sono caricate, quasi fossero delle macchiette: gli anziani genitori della sposa, spaesati e un po’ annebbiati dal vino; gli invitati, colti in atto di abbuffarsi compulsivamente; il musicante vestito di rosso, con la barba mal fatta e l'espressione ebete. Lo sguardo dell'artista sul mondo popolare è ironico, distaccato, non privo di un certo malinconico pessimismo.
Nella monumentalità delle figure in primo piano, che campeggiano nello spazio della composizione con le loro pose mosse e articolate, è forse visibile un unico, labile influsso dei grandi capolavori del Rinascimento italiano.
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