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L'Allegoria, Agnolo Bronzino


Lavorando per le corti, ricorre come il Parmigianino e il Pontorno alla rappresentazione allegorica: l’Allegoria del 1540, in particolare, gli fu commissionata da Cosimo de Medici per regalarla a Francesco I, il re di Francia, fondatore della scuola di Fountainebleu. Il suo significato non è chiaro, il senso generale e la storia dell’opera sono stati ipotizzati attraverso la filologia che ha permesso di riconoscere alcuni personaggi: quella al centro è Venere, che tiene nella mano sinistra un pomo, richiamo al pomo della discordia, e che con l’altra strappa “con delicata enfasi” (Vasari) la freccia a cupido, suo figlio, che la stava corteggiando. Alla sua sinistra è presente una figura enigmatica con un volto di bambina, che sembra quasi una maschera, e un corpo di serpente con zampe leonine: questa, facendo un chiaro riferimento al gioco amoroso tra Venere e Cupido, rappresenta la sifilide, l’inganno che si nasconde dietro al piacere (infatti si nasconde nella penombra dietro il bambino).
Un’altra figura simbolica è il bambino che lancia petali, che rappresenta il gioco; i significati si alternano, pertanto l’opera può essere vista come un’allegoria gioiosa che però ammonisce anche, mette in guardia nei confronti dell’amore in generale. La teatralità dell’opera si concentra nell’anziano in alto a destra che rappresenta il tempo (tiene infatti una clessidra) e sembra voglia nascondere la scena agli occhi dello spettatore con il drappo azzurro che fa da sfondo. All’estrema sinistra è presente poi una figura con una maschera, che potrebbe rappresentare la morte oppure la verità, che disvela il tempo e sembra voler strappare all’anziano il drappo. Le maschere buttate a terra hanno un valore importante: sembrano osservare l’intera scena e rappresentano la falsità dell’amore e i pericoli che questo sentimento cela.
La figura nella penombra a sinistra, di un’anziana che pare strapparsi i capelli, per alcuni rappresenta la sifilide, malattia che si trasmette per via sessuale e che si diffuse in Europa proprio nel periodo in cui venne eseguita l’opera, per altri la gelosia: comunque sia, entrambi sono lati negativi dell’amore a cui bisogna fare attenzione. Quello che rende quest’opera importante è l’uso del colore, in quanto i toni sono molto accesi e discordanti per aumentare la teatralità: servono per esaltare le figure quasi marmoree dei corpi. Questo uso è una prerogativa del Brozino che si ritrova anche nel Veronese, i colori non descrivono più il paesaggio o l’ambiente ma servono a esaltare i protagonisti dell’opera; da ciò deriva necessariamente che i due si allontanano dalla tradizione tonale, ad esempio, di Tiziano, e sono un esempio di estrema modernità in quanto il loro atteggiamento nei confronti del colore, che esalta la figura e si contrappone con le altre tonalità, è uno dei maggiori ambiti di ricerca e di messa in pratica di Matise (artista di fine ‘800-inizio ‘900) che scoprì che contrapporre dei colori non complementari esalta la figura.
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