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Antonio Canova, Ebe

Della scultura esistono quattro esemplari, leggermente diversi tra loro, realizzati nell’arco di un ventennio a partire dal 1796. Figlia di Giove e di Giunone, Ebe è la dea della giovinezza e il racconto mitologico e le attribuisce il ruolo di servire il nettare agli dei nei banchetti dell’Olimpo. L’interesse di Canova per questa figura è dovuto essenzialmente alla sua originalità: mentre Ganimede, il coppiere degli dei, è comunemente rappresentato nelle sculture dell’antichità, Ebe, suo corrispettivo femminile, è invece un soggetto raro. Il dinamismo della figura, le dimensioni medie dell’opera e il tema leggero che esprime (quello della giovinezza) la rendevano inoltre adatta a divenire un raffinato elemento di arredo per le sale da pranzo delle dimore di colti collezionisti dell’epoca. L’artista, contrariando il gusto dei suoi contemporanei, non rinunciò inoltre a colorire il marmo con una patina dorata mista a cera sulle parti nude, in contrasto con il bianco delle vesti, e utilizzò materiali metallici per il vaso e la coppa. Nella quarta Ebe, oltre alla coppa e all’anfora, Canova realizzò in bronzo dorato anche la collana e il nastro che cinge i capelli. La scelta di usare il colore fu dettata dalla sensibilità dell’artista, che andava ben oltre l’approssimativa conoscenza archeologica dell’epoca, quasi interamente fondata su copie di età romana da originali greci perduti. Mentre nel Settecento si riteneva infatti che le statue greche fossero prive di colore, è oggi provato che gli scultori dell’antichità erano soliti dipingere le loro statue.

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