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Sandro Botticelli, Natività Mistica

La morte di Lorenzo il Magnifico, nel 1492, fa precipitare la situazione interna di Firenze, già percorsa da difficoltà politiche e da un latente malessere nei confronti del governo mediceo.
Nell’arco di pochi anni gli ideali umanistici entrarono in crisi sotto l’esigenza di moralizzazione predicata dal frate domenicano Gerolamo Savonarola, lasciando spazio ad un fervore religioso vissuto anche in termini mistici e profetici.
Le ultime opere di Botticelli esprimono questo clima di profonda incertezza e l’ansia di riscatto morale.
Abbandonato il naturalismo, la Natività Mistica ambienta il delicato tema evangelico in un’atmosfera apocalittica, con soluzioni espressive in parte anticipate dall’incoronazione della vergine, realizzata quasi un decennio prima.
Il linguaggio è aspro e segmentato, la prospettiva rinascimentale è negata, a favore della gerarchia simbolica a matrice medievale.

Riferendo degli ultimi anni dell’artista, Vasari racconta di un uomo solo e probabilmente, ormai marginale alla scena artistica del primo Cinquecento.
Difatti, la sua opera non troverà eredi nel nuovo secolo, ponendosi semmai alla fine di un’epoca, testimonianza altissima delle utopie umanistiche di un Quattrocento ormai concluso.

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