Video appunto: Botticelli, Sandro - Nascita di Venere (4)

Nascita di Venere



La tavola, dipinta intorno al 1484, era destinata a Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici per abbellire la sua villa di Castello. Inizialmente il dipinto costituiva il pendant della Primavera ed erroneamente gli è stato dato il titolo di Nascita di Venere, ma in realtà rappresenta l’arrivo della dea sull’isola di Cipro dopo la sua nascita.
La divinità è rappresentata come Venus pudica, cioè che si copre le nudità con la mano e con lunghi capelli biondi, ad imitazione della nota scultura classica; la figura si tiene in piedi su di una conchiglia che è stata spinta sulla riva dal vento Zefiro, il cui soffio è fecondatore; Zefiro è abbracciato da Clori, la ninfa simbolo della fisicità dell’atto d’amore. Sulla riva l’ancella Ore, riccamente vestita e adornata di rose e mirto, porge a Venere un mantello di colore rosso, tempestato di fiori. Il tema sviluppato è ripreso dalle metamorfosi di Ovidio, dall’Inno a Venere di Omero e dalle Stanze del Poliziano.

La rappresentazione del corpo di Venere, la cui volumetria è sostenuta da un leggero chiaroscuro, non ha nessuna fisicità e si inserisce perfettamente nell’ideale di bellezza di ispirazione platonica. Infatti tutto il corpo della dea è circondato da una linea ininterrotta, sottile,ma evidente, che non viene mai turbata da tagli e anche le fattezze fisiche seguono la stessa regola. Infatti la testa, piuttosto piccola si inserisce senza angeli sul collo da cui nasce la duplice inclinazione delle spalle. Successivamente, il corpo si allarga gradualmente lungo i fianchi per poi restringersi ed affusolarsi in corrispondenza delle gambe. La sua nudità, così casta, deve quindi essere compresa in chiave neoplatonica e rappresenta l’ideale di humanitas, cioè una bellezza spirituale fatta di purezza, di semplicità e di nobiltà di animo. La bellezza fisica, corrisponde con le qualità morali e spirituali. Nel dipinto si può anche intravedere un raccordo con la simbologia cristiana in sintesi con la mitologia classica:come Venere nasce dalle acque così l’anima nasce dall’acqua del battesimo).
Negli occhi di Venere e in quelli di Zefiro si nota un velo di malinconia, collegato alla coscienza della caducità delle cose,mentre ci saremmo aspettati un’espressione di gioia conseguenza della nascita trionfale della divinità dell’Amore che domina tutto il mondo. Alcuni critici ha visto in tale sentimento un riflesso della crisi dei valori di cui Savonarola era il portavoce. Infatti dal 1494 in poi, dieci anni dopo la realizzazione del dipinto, in poi, i Fiorentini saranno sempre più scossi dalle predicazioni del frate.
Nell’opera ritroviamo le caratteristiche stiliste dell’arte del Botticelli che si sintetizzano nella ricerca dell’armonia e della bellezza. Pere raggiungere questo obiettivo, l’artista non esita a rappresentare l’anatomia di Venere in modo non proprio esatto. Un esempio ci è fornito dalla presenza del lungo collo e dalla posizione del corpo del tutto umanamente impossibile. L’opera è caratterizzata da un grande equilibrio compositivo: la scena si colloca ad interno di un triangolo la cui parte mediana è occupata dalla dea mentre ai lati sono stati raffigurati Zefiro e Ore. Tale equilibrio cui rimanda alla necessità di equilibrio che deve sempre essere ricercato in una rapporto amoroso fra passione fisica e spiritualità. Dal punto di vista spaziale, la rappresentazione è sostanzialmente piatta e priva di prospettiva.
Da segnalare infine che il dipinto è stato realizzato su tela, un supporto insolito per un dipinto del Quattrocento; il legante dei colori è a base di colle animali e vegetali e questo conferisce alle tinte una straordinaria luminosità, tale da produrre un effetto che si accosta a quello dell’affresco.
L’opera è conservata nella Galleria degli Uffizi, a Firenze