Video appunto: Botticelli, Sandro - Compianto sul Cristo morto (Pala Cioni) - Presentazione

Compianto sul Cristo morto (Pala Cioni) - Presentazione



Sul tema di questa tavola, conservata nel museo Poldi Pezzoli di Milano, realizzata da Botticelli, verso il 1495, esiste anche un’altra versione esposta alla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, dal titolo Compianto sul Cristo morto con Santi.

Fu commissionata al pittore da Donato Cioni e, inizialmente, costituiva la pala d’altare di una cappella gentilizia della famiglia Cioni, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, a Firenze. Nel XVII secolo, a seguito della distruzione della cappella, dell’opera non si ebbe più alcuna notizia per riapparire 200 anni nella collezione Poldi Pezzoli di Milano, in cui, dopo un apposito restauro, si trova tutt’ora.

Dal punto di vista stilistico, l’opera si colloca nell’ultimo periodo dell’attività artistica del pittore, in cui il misticismo risulta rinnovato sotto l’influenza delle prediche di Savonarola e che fa abbandonare all’artista la rappresentazione di temi profani; questo si deduce dal fatto che le figure sono molto allungate, quasi stilizzate e il senso patetico e l’espressività sono notevolmente accentuati a scapito del realismo. Fra l’altro pare che il committente, molto impegnato nella carità e nell’assistenza, fosse lui stesso un “piagnone” e seguace del Savonarola.
La composizione del gruppo è piramidale, al cui vertice si distingue la figura di Nicodemo che fa mostra degli strumenti della Passione, cioè la corona di spine e i chiodi, avvolti in un velo trasparente. Il centro del dipinto è occupato dalla Madonna, svenuta dall’immenso dolore che, seduta, tiene sulle ginocchia il corpo morto del figlio ed è sorretta da San Giovanni Evangelista. Le altre donne le sono vicine, ognuna con un atteggiamento diverso. Infatti, una sostiene il volto di Gesù, con l’intento di sistemare il sudario, un’altra, in preda alla disperazione, si copre il viso per non vedere una scena così straziante, mentre Maria Maddalena sta abbracciando i piedi di Gesù. Da notare che lo sguardo di tutti questi personaggi non è mai rivolto verso Gesù: chi li tiene chiusi, chi le rivolge verso il cielo, chi guarda in un’altra direzione.
Lo sfondo è costituito da un sepolcro in pietra, aperto, la cui oscurità fa risaltare la figura di Giuseppe d’Arimatea.
La composizione è fortemente drammatica, i gesti sono forzati, quasi teatrali; si tratta di un insieme compatto di corpi e di linee ravvicinati, senza soluzione di continuità, aspetto che contribuisce a sottolineare l’espressività della scena. I colori adoperati, forti e in contrasto fra di loro, sono primari, almeno nella maggior parte dei casi e anche questo contribuisce a rendere la rappresentazione maggiormente drammatica.