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BORROMINI E SANT’IVO ALLA SAPIENZA

All’interno di piazza di Spagna, in corrispondenza della fontana, è presente la chiesa di Sant’Agnese e a destra la fontana dei fiumi: la fontana e la chiesa devono dialogare fra di loro per far apprezzare al meglio la piazza e l’architetto a cui viene affidato l’incarico di risistemare la chiesa, Borromini, interpreta questo dialogo perfettamente: si inserisce a progetto già avviato, trasformando la pianta e la facciata soprattutto, che è anche la parte più interessante in quanto è un esempio tipico di facciata barocca con linee curve e rette: anche qui viene espresso il contrasto tra linee curve e rette tipico del barocco anche se sarà accentuato dal Borromini in altre opere. La parte centrale della chiesa è concava, come se la facciata volesse portare rispetto alla fontana, riconoscendone la grandezza dandole uno spazio più ampio; le parti laterali sono rette e si elevano due alti campanili che bilanciano verticalmente l’orizzontalità della facciata, ma l’originalità del Borromini si vede nella cupola che ha alla sua base un tamburo sproporzionato in questa chiesa è alto quasi quanto la cupola e rinnova lo schema proposto nella facciata, facendola arretrare.

Tale schema lo adotterà anche nella sua opera più importante la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, una chiesetta che faceva parte del complesso universitario dell’epoca, mentre la sede attuale è stata costruita in periodo fascista. Borromini qui è costretto ad inserire la chiesa in un complesso già esistente, comprendente un porticato, con lo spazio che era già stato in parte realizzato e vi deve inserire la facciata. Per farlo egli utilizza la linea curva concava, facendo sì che lo spettatore abbi l’impressione che lo spazio sia più ampio visto che la chiesa è arretrata: invece per quel che riguarda il tamburo per contrastare la concavità della facciata lo realizza convesso, andando così a creare un contrasto spiccato ed esagerato visto che il tamburo viene sovradimensionato e la cupola viene quasi nascosta dal tamburo: è la stessa cosa che si poteva vedere ad uno stato embrionale in Sant’Agnese, ma qui la cupola è ricurva all’interno e non presenta i normali costoloni che rispettano invece la convessità della cupola che ora invece è convessa.
Lo stesso contrasto si può riscontrare anche nella lanterna che viene anch'essa sovradimensionata con la sua struttura a spirale, conducendo l’occhio dello spettatore a guardare in alto e conferendo allo stesso tempo dinamismo e leggerezza alla struttura che termina con un globo ed una croce, simboli del potere universale della chiesa. Egli, in tale opera, interpreta il verticalismo dell’uomo che tende verso Dio, mentre per altri studiosi la forma della lanterna riproduce quella della torre di Babele: in tale ottica quindi il simbolo posto sopra la lanterna rappresenta il potere della Chiesa di regolamentare il caos del mondo; da qui deriva il forte intento celebrativo dell’opera con la Chiesa che viene rappresentata nell’atto di riappropriarsi del potere che gli spetta nel mondo. L’opera appare quindi l’esaltazione della linea curva, mentre la linea retta è utilizzata pochissimo, al punto che non si legge soltanto nella forma stravagante della cupola, ma anche nella stessa pianta della chiesa: di conseguenza l’altezza delle cupola è molto inferiore in rapporto al tamburo e alla lanterna.

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