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Il vortice degli amanti


William Blake (1757-1827) fu pittore, incisore e anche il poeta più importante dell’epoca preromantica inglese. Incompreso dai critici e da molti ritenuto pazzo per via delle teorie eretiche di indirizzo gnostico in cui credeva, trascorse quasi tutta la vita a Londra, dove realizzò acqueforti poi dipinte ad acquarello e a tempera per illustrare i suoi libri.
Si confrontò anche con i grandi testi della cultura occidentale, dalla Bibbia alla Commedia; proprio alle innumerevoli illustrazioni del testo dantesco è legata la sua fama.

Il vortice degli amanti


Il canto V dell’Inferno è ambientato nel girone dei lussuriosi, cioè di coloro che non riuscirono a mantenere le passioni entro i limiti della ragione. Tra loro, Paolo e Francesca, protagonisti di un amore fedifrago e per questo puniti. Il vortice degli amanti di Blake illustra fedelmente il testo dantesco: la scena è pervasa da un vorticoso dinamismo, che esprime l’incessante bufera infernale dalla quale sono travolti i dannati. I loro corpi sono disegnati sommariamente, senza precisione nei dettagli anatomici. Le gamme cromatiche fredde aumentano la sensazione di trovarsi di fronte a una visione fantastica. L’azione principale si svolge in alto, dove l’anima di Paolo con un’ardita contorsione fisica tende le mani per tenere vicino a sé Francesca. La figura stesa a terra è Dante, svenuto per la commozione suscitata dal racconto dei due innamorati, mentre l’uomo in piedi accanto a lui è Virgilio. La figura di Dante, unico “elemento” orizzontale della composizione, si curva all’altezza delle spalle e la sua testa sembra smaterializzarsi nel bagliore dell’astro luminoso che simboleggia il divino.
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