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William Hogart , nelle sue opere si interessò di satira pungente e impietosa della società contemporanea, come accade in una serie su tema unico intitolato Il matrimonio alla moda, ossia un matrimonio contratto non per amore, ma per interesse, con le conseguenze della noia, dei tradimenti reciproci, della morte del marito in un duello con l’amante della moglie, del suicidio di quest’ultima. Il contratto si svolge in una sala di Lord Squanderfield, uno dei tanti nobili fannulloni che ha sperperato il proprio patrimonio. Seduto in poltrona, a destra, afflitto dalla gotta, il conte fa notare la sua illustre discendenza indicando, con la mano sinistra, il proprio albero genealogico, mentre, all’altro lato del tavolo, un mercante neoricco, legge con attenzione il contratto di nozze fra la propria figlia e il rampollo del nobile, con la chiara allusione ai bassi interessi dell’uno e dell’altro: il primo vende la propria nobiltà al secondo. Infatti il conte ha davanti a sé, sul tavolo, parte dei denari della dote, con la quale ha pagato un usuraio, il quale in piedi gli sta restituendo l’ipoteca, mentre un architetto osserva dalla finestra un palazzo che è forse una delle cause dei debiti. A sinistra il giovane visconte, annoiato e disinteressato, si volge da un lato, prendendo un pizzico di tabacco, senza nemmeno guardare la giovane sposa che, altrettanto annoiata, giocherella con un fazzoletto e ascolta le parole di un uomo che la sta corteggiando.

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