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Bernini: Estasi mistica di S. Teresa d’Avila


Oltre che architetto, il Bernini è stato anche uno scultore che ben si inserisce all’interno della corrente barocca. Infatti oltre a tante chiese, fontane e palazzi romani che portano la sua firma, Bernini ci ha lasciato anche delle sculture come il gruppo in marmi policromi che riproduce l’ Estasi mistica di S. Teresa d’Avila. Esso fu eseguito dal 1647 al 1651 per decorare la cappella dei Cornaro, nella chiesa di S. Maria della Vittoria, a Roma. E’ una struttura molto complessa che ben si colloca all’interno del barocco romano il cui scopo è la ricerca l’immaginario figurativo cristiano fatto di simboli ed allegorie per contrapporsi alla semplicità evangelica della Riforma protestante. Esso esprime il gusto della spettacolare che nel Seicento non solo fu molto vivo negli edifici pubblici, ma anche all’interno degli edifici religiosi. G.B. Marino scrisse, a questo proposito “È del poeta il fin la meraviglia”.
L’estasi di S. Teresa, fondatrice dell’ Ordine carmelitano, è assimilabile ad una sacra rappresentazione medioevale, come se si trattasse di un teatro vivente di un fatto miracoloso. La parte centrale dell’altare è occupata da S. Teresa in atteggiamento di totale abbandono con gli occhi socchiusi e la bocca semi aperta, come se emettesse un gemito, che, assistita da un angelo cherubino, aspetta di essere colpita dall’amore divino. Essa è sdraiata sopra una nuvola che sembra trasportarla verso il Paradiso. L’angelo ha un aspetto giocoso e sul suo viso si scorge un sorriso; tiene nella mano destra un dardo, simbolo dell’Amore di Dio e sta scostando le vesti della monaca per colpirla nel cuore. Occorre anche notare il contrasto fra le vesti scomposte di S. Teresa e la compostezza del cherubino che ci fa pensare all’ Eros della mitologia greca. Da una finestra nascosta dall’alto piove la luce che illumina dei raggi dorati, simbolo della luce del Paradiso. Alcuni illustri cardinali e membri della famiglia Cornaro, ritratti a mezzobusto, assistono alla scena da due palchi laterali. Essi si appoggiano su di un balconcino fatto di marmo di diversi colori che imitano delle stoffe. Le quattro figure, per nulla stupiti da quanto sta succedendo, stanno parlando fra di loro come farebbero gli spettatori a teatro e dietro di loro lo spazio è prolungato da un’architettura fittizia. In questa composizione, Bernini si dimostra capace di lavorare il marmo come fosse cera, facendo una grande attenzione ai particolari. La veste ampia e vaporosa della santa, lasciata cadere in modo disordinato sul corpo, è un capolavoro di virtuosismo tecnico: il marmo perde ogni rigidezza e la scultura riesce a rappresentare il movimento, che, si solito, è una prerogativa della pittura.
Il Barocco amava rappresentare le estasi mistiche perché seguiva le indicazioni dei Gesuiti, mano destra del papato per attuare la Controriforma, i quali attribuivano all’arte sacra del tempo un’alta funzione pedagogica.
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