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Pala di Pesaro


Segna il raggiungimento della maturità da parte del Bellini la cosiddetta Pala di Pesaro (1475 circa), dipinta per l’altare maggiore della Chiesa di San Francesco, ma oggi conservata nella Pinacoteca civica della città marchigiana. L’opera è composta da una grande tavola centrale, raffigurante l’Incoronazione della Vergine tra i santi Paolo, Pietro, Gerolamo e Francesco, affiancata da pilastrini laterali con santi e retta da una predella con Storie di san Francesco.
Durante il probabile soggiorno nelle Marche, Bellini ebbe forse modo di recarsi a Urbino per approfondire la conoscenza della pittura fiamminga e dell’arte di Piero della Francesca. Lo dimostrano la luce limpidissima, che esalta i colori delle vesti dei protagonisti, e la rigorosa scansione spaziale, guidata dallo scorcio del magnifico pavimento intarsiato con marmi colorati (che nel loro geometrismo ricordano il puro disegno prospettico delle mattonelle di alcune opere urbinati di Piero), dal basamento poligonale del trono e anche dal bizzarro, luminosissimo schienale marmoreo, che divide il primo piano dall’incantevole paesaggio retrostante, inquadrato come attraverso una finestra. Si tratta di un vero e proprio “quadro nel quadro", in quanto lo schienale riprende la forma e la tipologia della cornice lignea originale del dipinto: si forma così una netta divisione tra la parte anteriore e lo sfondo, che contribuisce all’approfondimento dello spazio. Anche le figure dei santi in piedi - che nelle loro posizioni e nella loro nitida tridimensionalità sembrano memori della Pala di Brera - si dispongono a ventaglio per meglio sottolineare la profondità spaziale.
L'impianto saldamente geometrico della scena è però attenuato dall'osservazione realistica della natura e dalla resa cromatica del cielo al tramonto, esaltato dall’utilizzo della pittura a olio (si tratta di una delle prime applicazioni nel contesto dell’arte veneziana): il cielo, solcato da morbide nubi colorate, trascolora dal blu intenso, in alto, a un azzurro pallido ma ancora luminoso verso l’orizzonte, mentre le mura e le torri della rocca sulla collina (forse ricordo di una delle fortezze tuttora esistenti tra Romagna e Marche), illuminata dagli ultimi bagliori del sole morente, si tingono di calde sfumature rosate. La delicatezza della stesura luministica a velature trasparenti sovrapposte trova il suo culmine nel virtuosistico gioco di controluce con cui è ripreso il volto della Madonna, tutto giocato sulla gradazione più o meno densa delle ombre e sui riflessi dorati, in contrapposizione con la figura di Cristo, in gran parte inondata di luce chiarissima.
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