Il Barocco a Roma

I temi, i centri, i protagonisti.

L’esuberanza e la grandiosità dell’architettura barocca, soprattutto in Italia e Germania, costituiscono il culmine del potere della Chiesa e dei principi cattolici, prima che entrambi venissero travolti dal vortice del razionalismo e nazionalismo. Dal punto di vista dell’architettura queste forme erano quelle classiche dettate dai maestri del Rinascimento, che ora venivano espresse però con maggior vigore, con effetti dinamici alterati, con un controllo maggiore della luce, il cui significato più ricordare quello del Gotico.
I temi utilizzati sono temi quali arte come persuasione, l’estasi cristiana (Scultura di Bernini, Ludovica
Albertoni nella cappella Altieri; Caravaggio, le sette opere di Misericordia)

Roma: G. L. Bernini, F. Borromini, P. da Cortona.

Un personaggio principale è Bernini, che nel Baldacchino di S. Pietro a Roma, del 1624, si vede un monumento che travalica il confine tra architettura e scultura. Eretto sul luogo della tomba di S. Pietro, il Baldacchino è una monumentale struttura bronzea, sorretta da colonne tortili: un’affermazione trionfale dell’autorità della fede cattolica, una celebrazione simbolica della supremazia della Chiesa sul Paganesimo e sull’Ebraismo: le colonne infatti erano in parte costituite dal bronzo originariamente impiegato per la decorazione del pronao del Pantheon pagano. Bernini ricevette i suoi incarichi dal mecenatismo papale. L’erezione del grandioso Baldacchino rese necessaria la creazione di un altare di adeguata magnificenza in fondo all’abside, nel punto focale della chiesa. Il nuovo altare fu anche progettato per essere visto a distanza, inquadrato proprio dalle colonne del baldacchino. Bernini inserì la cattedra in un sontuoso tono di bronzo sostenuto da colossali statue rappresentanti i 4 Dottori della Chiesa, alti due volte la grandezza naturale, e illuminati dall’alto da una finestra ovale di vetro giallo intenso rappresentante una Colomba, simbolo dello Spirito Santo. Il celebre colonnato, iniziato nel 1656 per racchiudere una vasta piazza ellittica di fronte a S. Pietro ha un certo carattere simbolico, come la Scala Regia, il solenne scalone che conduce dal colonnato agli appartamenti papali, è una delle opere più brillanti di Bernini. Sfruttando il fatto che i muri esistenti tra i quali doveva essere inserita non erano paralleli, accentuò l’effetto prospettico facendo convergere le due file di colonne ioniche a lato della scalinata e riducendone l’altezza man mano che salgono. Sul pianerottolo più basso pone una statua equestre dell’imperatore Costantino nel momento della conversione, che guarda in alto attonito la croce dorata sopra l’arco d’ingresso della scalinata. Questa dilatazione dell’azione drammatica attraverso uno spazio architettonico è presente anche nella chiesa di S. Andrea al Quirinale, la più bella di tre chiese progettate da Bernini a pianta centrale: ellittica a S. Andrea, a croce greca a S. Tommaso di Villanova a Castel Gandolfo, circolare a S. Maria dell’assunzione ad Ariccia. In S. Andrea, la pala d’altare del martirio di S. Andrea è illuminata da una cupola che è invisibile dalla navata, c’è anche una figura di stucco del santo che sale in cielo su una nube di gloria dal frontone concavo sopra le colonne che incrociano l’ingresso fino alla nicchia dell’altare. All’esterno, su entrambi i lati della facciata si trovano bassi muri ad arco di cerchio che alludono a una piazza in miniatura. La chiesa di S. Maria dell’Assunzione ad Ariccia del 1662 offre una sorpresa in quanto l’esterno è un’austera riproduzione del Pantheon, un esperimento che sarebbe stato definito neoclassico che fosse stato costruito un secolo dopo, anche se l’interno con gli angeli e i putti che sorreggono ghirlande in onore dell’Assunzione della Vergine Maria scolpiti in modo realistico intorno alla base della cupola, è più simile al vivace plasticismo proprio dello stile barocco. Per quanto riguarda l’architettura civile Bernini è famoso per la costruzione del palazzo Chigi Odesalchi del 1664, con facciata monumentale articolata in giganteschi pilastri sopra uno zoccolo a bugnato.

Borromini, molto diverso da Bernini, tant’è vero che condannò la sua architettura di essere “chimerica”, egli rifiutò la concezione dell’architettura intesa come riflesso delle proporzioni del corpo umano, sosteneva che invece doveva basarsi sulla natura, su Michelangelo e sugli antichi. I suoi incarichi principali gli furono commissionati da persone umili, come il povero ordine spagnolo dei Trinitari scalzi, l’ordine degli Oratoriani e l’Università di Roma. Nel 1634 gli viene affidata la piccola chiesa e il monastero per i Trinitari di S. Carlo alle Quattro Fontane, la cui pianta si basa su due triangoli equilateri che formano una losanga in cui sono inscritti due cerchi uniti da archi, che generano così un’ellisse. Questa pianta dal perimetro ondulato è una via di mezzo tra una croce greca e una losanga allungata, diventando un’ellisse all’altezza del cornicione della cupola. Borromini attirò l’attenzione sulla novità della forma rifiutando il colore all’interno della chiesa, prevalentemente grigio. Questa facciata ondulata costituisce un esempio di ciò che si intende per Barocco maturo in contrapposizione al primo Barocco. Questa facciata era già stata utilizzata per l’Oratorio della Congregazione di S. Filippo Neri del 1637, la cui parete d’ingresso è un diaframma traforato costituito al piano terreno da tre aperture ad arco, sormontate dalle corrispondenti aperture della loggia del cardinale al primo piano. Del 1642 è la cappella di S. Ivo alla Sapienza, cappella annessa all’Arciginnasio romano (oggi l’Università la Sapienza), la cui pianta è composta da due triangoli equilateri sovrapposti che formano una stella a sei punte, simbolo della sapienza, con uno spazio centrale esagonale. A lato dell’esagono sono situate tre absidi semicircolari, così che la pianta sembra un triangolo con tre absidi. Nella pianta si è voluta individuare la forma di un’ape, emblema araldico del papa Barberini, Urbano VIII, che aveva nominato Borromini architetto della Sapienza del 1632. Sopra il tamburo si trova una piramide a gradini incoronata dalla lanterna, circondata da colonne binate con intercolumni concavi, e il lanternino termina in una rampa a spirale, come una torre di Babele o ziqqurat. Un ulteriore opera è la chiesa di S. Agnese in piazza Navona, piazza che il papa Innocenzo X voleva diventasse la più superba di Roma. La forma allungata è dovuta alle sue origini di circo di Domiziano nel Campo Marzio. Il papa desiderava che la piazza fosse dominata da una nuova chiesa, e affidò il progetto a Rainaldi, a cui subentra Borromini, che rimodella la facciata, creando un ampio fronte concavo che forma una controcurva all’atezza del tamburo della cupola immediatamente retrostante. L’edificio è affiancato da due campanili, e Borromini poi fu sostituito da una commissione di architetti, quindi tutto ciò che si trova sopra la linea del cornicione è opera di Rainaldi e Borromini.
Pietro da Cortona fu innanzitutto un pittore, i suoi affreschi deli interni di palazzo Barberini a Roma e Pitti a Firenze, con l’unione di architettura trompe l’oeil, sono tra i più bei esempi dell’illusionismo barocco in Europa. La sua architettura è vivace ed eclettica, la sua prima opera di rilievo ne è una dimostrazione, la villa Sacchetti del Pigneto vicino a Roma, in cui alcuni elementi della pianta, come i due locali con ampie absidi semicircolari dotate di un diaframma di colonne, derivavano dai solaria delle terme romane. La principale opera architettonica commissionatagli da Barberini, è la Chiesa dei SS. Luca e Martina del 1634 in un prestigioso punto del Foro Romano, presso l’Arco di Settimio Severo. La parte centrale della facciata a due piani segue una curva convessa che sembra essere prodotta dalla pressione esercitata dai corpi rettangolari ai suoi lati. Le colonne sono incassate nel muro e l’interno è a croce greca con i 4 bracci conclusi a semicerchio. Come Borromini, Pietro non arricchì l’interno con colori e statue. La cripta o la chiesa inferiore è colorata più riccamente. Durante gli scavi per la chiesa nel 1634 fu scoperto con grande emozione il corpo di Santa Martina, e Pietro ne collocò i resti in una sontuosa urna-altare nella cripta. Realizzò due delle più affascinanti facciate di chiese della Roma barocca. S. Maria della Pace, dove è posta la cappella della famiglia Chigi, era stata costruita nel XV secolo da papa Sisto IV per commemorare la pace dopo la guerra tra i Medici e il papato. La nuova facciata commissionata da Alessandro VII celebra la chiesa come tempio di pace, questo elemento infatti assomiglia alla sezione di un tempio. L’elemento di novità è il modo in cui estende il trattamento architettonico agli edifici adiacenti in modo da creare un teatro all’aperto in miniatura, di cui la facciata della chiesa fungesse da fondale, la piazzetta da platea e le case circostanti da palchi. Fu costretto a distruggere diverse case per creare questa piazzetta. Poi abbiamo il prospetto della chiesa di S. Maria in via Lata. Eretta sopra una cappella paleocristiana che si suppone incorporasse una casa o una locanda nella quale era stato S. Pietro, questa chiesa fu più volte ricostruita, ma Pietro da Cortona, con un insolito rispetto per l’archeologia, restaurò la cripta come sacrario dell’apostolo e sul fronte di ingresso realizzò a pian terreno un pronao in antis, e notando che la chiesa correva il pericolo di essere sovrastata da nuovi edifici che stavano crescendo tutt’intorno, convinse Alessandro VII a permettergli di aggiungere un enorme piano superiore, privo di funzioni pratiche, che fungesse da belvedere, che ricorda i palchi imperiali che dominavano i circhi dell’antica Roma.

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