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L’arte nella Milano Sforzesca

La Lombardia si affaccia alla cultura rinascimentale soltanto nella seconda metà del Quattrocento, con l’avvento degli Sforza alla Signoria di Milano.
Le scelte in campo artistico avvengono sostanzialmente nel segno della continuità: Francesco si mostra aperto agli stimoli provenienti dalle regioni dell’Italia centrale, ma non rinuncia al linguaggio sontuoso che aveva dominato alla corte dei Visconti, con un evidente scopo encomiastico.
La cultura umanistica aveva già fatto una prima apparizione in Lombardia, con l’introduzione da parte del cardinale Branda Castiglioni dei principi e delle forme dell’arte fiorentina nella sua città natale, Castiglione Olona.
Ma quella esperienza era rimasta isolata, mostrando, anzi, come il linguaggio rinascimentale fosse destinato ad attenuarsi a contatto con i modi cortesi così radicati nella sensibilità lombarda: I visconti, infatti, avevano mantenuto l’identità culturale della loro signoria nell’ambito del Gotico Internazionale, privilegiando i rapporti con la Francia.

Il rinnovamento artistico avviene in termini di convergenza di linguaggi: le esperienze stilistiche toscane o padane si innestano all’interno della tradizione figurativa lombarda, senza rinunciare al ricco repertorio decorativo e iconografico, che ne fa uno degli ultimi ambiti di resistenza della cultura tardogotica nella penisola.

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