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Antonello da Messina- la tavola di San Sebastiano

L’ultima opera dell’artista fu probabilmente la tavola raffigurante San Sebastiano, unica superstite di un trittico che si trovava nella Scuola dei Santi Rocco e Niccolò a Venezia, composto da una statua di san Rocco tra due pannelli con san Sebastiano e san Cristoforo. Antonello dipinse il San Sebastiano a Messina tra il 1478 e il 1479 (anno della sua morte).
Asse della composizione è il santo, legato al tronco spoglio di un albero al centro di un'ariosa piazza e trafitto dalle frecce del martirio: il suo viso ha un’espressione ispirata e dolce, che non tradisce alcuna sofferenza. La scena è rappresentata da un punto di vista molto ribassato, vicinissimo al pavimento, che esalta la maestosità del personaggio e gli conferisce una dimensione eroica.
L'abilità prospettica è evidente tanto nella costruzione generale, quanto negli scorci virtuosistici della colonna a terra in primo piano, del selciato, delle case che con i loro comignoli ricordano quelle veneziane - e soprattutto del soldato addormentato a terra sulla sinistra, memore della scena con il corpo esanime di san Cristoforo affrescata da Mantegna agli Eremitani di Padova. Il rigore dell’impostazione spaziale è reso meno rigido dalla leggera rotazione del corpo del santo ed è ravvivato dai molti dettagli tratti dal quotidiano, con le figurette che popolano lo sfondo.
Esemplare è la bellezza del giovane martire, il cui corpo è reso con esattezza anatomica ma senza le tensioni muscolari delle statue classiche, cui vengono preferite la morbidezza e le proporzioni allungate che derivano dalla pittura nordica; ai modelli greci è ispirato invece il contrappunto delle membra.
Nelle opere veneziane, a partire dalla Pala di San Cassia-no, Antonello recepisce la luce soffusa propria della laguna veneta, che sfuma e addolcisce i volumi, già adottata da Giovanni Bellini. Il torso del santo in questo modo appare ammorbidito, fuso in un’atmosfera di caldo meriggio estivo. Dietro alla naturalezza della figura si celano infine le ricerche proporzionali e l’assimilazione ai solidi geometrici che caratterizzano i personaggi di Piero della Francesca, attentamente studiato da Antonello e reinterpretato in modo originale. In quest'opera, quindi, Antonello sintetizza tutte le qualità artistiche acquisite, fuse in modo consapevole in uno stile cristallino e impeccabile: emerge nell’insieme la perfetta padronanza luministica, espressa dalle ombre radenti sulle superfici degli edifici e dal morbido chiaroscuro sul corpo di san Sebastiano.
Antonello morì nel 1479 ed ebbe una carriera piuttosto breve, ma se la sua lezione magistrale rimase senza seguito nella sua terra d’origine, l’eco delle sue grandi novità si diffuse in particolare a Venezia, dove contribuì in modo decisivo alla crescita in senso moderno della pittura locale, e si rivelò importante anche per l’entroterra veneto e l’arte della vai Padana.
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