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Alberti e il culto estetico


«Arte applicata»

L’arte come ambito separato ed autonomo (non «applicato»), rivolto a produrre forme, oggetti che hanno in se stessi il proprio scopo, nasce nel ‘400. L’Alberti è il suo primo teorico. E questo artista non potrà che essere un «secondo dio», ossia un artista «creatore», perché le forme che produce sono forme assolute, non condizionate da un fine pratico. La funzionalità non solo visiva dell’opera d’arte (funzione religiosa) è il tratto distintivo, essenziale, dell’arte «tradizionale», ossia dell’arte «pre-moderna». Ed è questa la ragione per cui, nell’orizzonte tradizionale o premoderno, la figura dell’artista non è distinguibile in via di principio da quella dell’artigiano. Nel ‘400 nasce la sfera propriamente «estetica», essendo quell’ambito in cui la forma bella si presenta come qualcosa di assoluto. Nelle basiliche brunelleschiane vediamo questa sfera allo stato nascente, e la vediamo nascere non a caso nel segno della prospettiva, ossia di una tecnica che isola l’immagine visiva affermandone il primato sulla cosa stessa.

Culto estetico

Succede che in questi spazi (nel nostro caso le basiliche brunelleschiane) la destinazione religiosa, rituale dell’edificio tenda a risolversi in una dimensione puramente estetica. Ciò non significa che le chiese non siano più edifici «di culto»: il culto religioso continua a esservi officiato. Ma percorrendo quegli spazi è legittimo domandarsi se il vero culto a cui essi sono consacrati non sia per caso fin dall’inizio in culto della bellezza come tale, ossia un culto estetico. A proposito della cattedrale di Pienza, scrive Pio II che «l’aspetto stesso della chiesa suscita una commozione della mente e un senso di religiosa venerazione». Tuttavia, se consideriamo che qui non si fa riferimento ad alcuna immagine di culto né ad altri elementi devozionali, si potrebbe concludere che è un’emozione estetica espressa in un linguaggio «religioso». Le basiliche brunelleschiane costituiscono probabilmente, nella storia dell’arte, il primo caso in cui un edificio sacro, una chiesa, nasce fin dall’inizio da uno sguardo estetico (ossia nasce per essere apprezzata esteticamente). Il passaggio dalla cosa all’immagine non avviene in un secondo tempo, per una sorta di trasmutazione operata dallo sguardo moderno, ma è inscritto per così dire nella forma originaria dell’edificio.
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