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La pittura nel Paleolitico

La conquista maggiore del Paleolitico fu la decorazione delle pareti delle grotte (o arte parietale), che in Europa si sviluppò soprattutto nella Spagna settentrionale e nella Francia centrale. All'inizio si tratto di decorazioni elementari, poi si passo alla rappresentazione di oggetti e figure riconoscibili. Le tecniche utilizzate per queste decorazioni sono l'incisione, la pittura e la scultura. I dipinti sulla roccia utilizzavano pochi colori: varie tonalità di ocra gialla e rossa e il nero, ricavato dal carbone di legna o dall'ossido di manganese. I pigmenti erano usati in forma solida o sciolti in acqua, ed erano applicati con tamponi e pennarelli o direttamente con le mani. I soggetti dell'arte parietale erano soprattutto animali, in particolare mammut, cavalli, bisonti, cervi e uri; pesci, rettili e uccelli erano invece più rari. Sono presenti anche immagini umane, maschili e femminili, e parti del corpo; alcune figure con tratti sia umani sia animali sono state interpretate come stregoni, mentre altre immagini sembrano raffigurare esseri fantastici. Quando più figure erano rappresentate insieme si trattava quasi sempre di scene di caccia, alle quali è stato attribuito un significato magico-propiziatorio o religioso: è possibile che attraverso queste rappresentazioni si volessero favorire sia la caccia, sia la fertilità degli animali e degli uomini. Le grotte decorate svolgevano probabilmente la funzione di santuari e luoghi di culto,infatti mancano tracce di un loro uso come abitazione e le zone affrescate erano protette da ostacoli naturali,difficilmente raggiungibili.

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