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Andy Warhol: opere e tendenze artistiche


Il maggiore esponente della pop art fu Andy Warhol. Egli nacque a Pittsburgh, negli USA, nel 1928. Dopo aver lavorato come grafico pubblicitario per alcune riviste di moda, Warhol entrò nel mondo della pubblicità e del cinema, viaggiando in Asia e in Europa e realizzando dipinti che hanno per soggetto immagini pubblicitarie e personalità note. Dopo essere entrato a contatto con la pop art grazie alle opere di Rauschenberg, egli fondò la Factory, un laboratorio artistico in cui si dedicò alla pittura, alla scultura, alla fotografia e persino alla produzione musicale.
Warhol era solito rappresentare nelle proprie opere gli oggetti tipici della produzione di massa per dimostrare che nella società globalizzata persino gli oggetti d’arte sono ridotti alla stregua di prodotti realizzati in serie e che essi sono inevitabilmente contagiati dalla pubblicità.
Una delle opere che esprime con più chiarezza il messaggio di Warhol è “bottiglie di coca-cola”, realizzata nel 1962 tramite la tecnica dell’olio su tela. Le 112 lattine raffigurate diventano proprio il simbolo della società di massa, omologata dall’uso e dal consumo di oggetti in serie, prodotti alla portata di tutti, sia dei più ricchi che dei più poveri. Per realizzare l’opera nel modo più efficace, Warhol utilizzò la stessa coca-cola versandola sulla tela, realizzando diversi schizzi e accostando al nero della bevanda colori più accesi quali il blu e il rosso. Infine, l’artista ricalcò il contorno della bevanda versata con un tratto giallo che accentuasse il contrasto con gli altri colori presenti sulla tela.
Un’altra importante opera di Warhol è “Campbell’s Tomato Juice Box”, pittura polimerica su legno realizzata nel 1964. Nell’opera, l’artista rappresenta la serialità industriale dei prodotti della società consumistica. Essa è composta da trentadue rappresentazioni identiche della stessa dimensione, allineate in un modo che ricorda proprio la disposizione dei prodotti sugli scaffali di un supermercato. Tramite l’accostamento di immagini tra loro quasi identiche, la pop art si proponeva di creare le icone della produzione di massa e del consumismo americano.
Infine, nell’opera sono accostati diversi colori: le scatole di Campbell’s soup sono stampate su un fondo bianco che le mette in evidenza, mentre la confezione in cui esse sono contenute è rossa; si crea così una netta contrapposizione tra i colori usati che ha lo scopo di attirare l’attenzione dell’osservatore sull’oggetto raffigurato.
Nelle sue opere, Warhol concentra la propria attenzione anche su cantanti, esponenti politici e dive del cinema, trasformando le loro immagini in vere e proprie icone, proprio come nel caso dei cibi e delle bibite prodotti in serie. Un esempio eloquente di questa tendenza è costituito da una delle opere più celebri dell’artista: Marilyn. L’opera, realizzata nel 1962, oggi è in esposizione presso l’Andy Warhol Foundation di New York. L’opera è composta da nove serigrafie pressoché identiche tra loro, disposte su tre file a gruppi di tre. Il fotoritratto di Marilyn, modificato attraverso il processo della solarizzazione, presenta una colorazione accesa nei tratti salienti del volto e nello sfondo con campiture nette e senza sfumature. La peculiarità dell’opera risiede nel fatto che Warhol raffigura il volto della diva tramite l’uso delle stesse tecniche adoperate per la rappresentazione dei prodotti industriale della società di massa, come le scatole di zuppa e le bibite in bottiglia.
Il volto di Marilyn è posto al centro di un grande spazio dorato simile a quello delle tavole medievali, ma la centralità del soggetto è smorzata dal fatto che l’immagine è riprodotta più volte in diverse serigrafie. Dunque, l’opera ha un significato ambivalente, infatti da un lato Warhol si proponeva di trasformare il ritratto fotografico dell’attrice in una vera e propria immagine sacra, mentre dall’altro egli la rappresenta in serie come se fosse un qualsiasi prodotto industriale.
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