serigrafia;
- l’uso di colori uniformi e accesi, ripresi da cartelloni pubblicitari;
- l’uso dell’assemblaggio.
Gli artisti prendevano spunto dall’immaginario collettivo e da ciò
che suscitava fenomeni di massa: pubblicità, fumetti, oggetti di
consumo, divi del cinema. Il soggetto veniva poi isolato,
manipolato, ingigantito o riprodotto in serie, sottoponendolo ad una
ulteriore attenzione da parte del pubblico.
LE ORIGINI INGLESI DEL MOVIMENTO POP
La Pop Art sorse in Inghilterra nel 1956, in occasione della mostra
londinese This is Tomorrow. Quest’arte testimoniava, senza
intenzioni di condanna politica o di indagine sociale, la condizione
mondana e disimpegnata della Londra degli anni Cinquanta e
Sessanta.
GLI ARTEFICI DELLA POP ART IN AMERICA
Dopo la nascita in Inghilterra, furono gli Stati Uniti a sviluppare
maggiormente le premesse della nuova tendenza, grazie alla
grande immediatezza comunicativa dimostrata dai principali
interpreti: Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Jasper Johns. La sua
celebrazione internazionale avvenne in occasione della Biennale di
Venezia del 1964.
ANDY WARHOL
Nacque a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 6 agosto 1928, figlio di
immigrati rumeni. Warhol mostrò subito il suo talento artistico, e
studiò arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Technology. Dopo la
laurea ottenuta nel 1949, si trasferì a New York. La grande mela gli
offrì subito molteplici possibilità di affermarsi nel mondo della
pubblicità, lavorando per riviste come Glamour e Vogue. Il 3 giugno
1968, una femminista radicale, nonché artista, Valerie Solanas,
sparò a Warhol e al suo compagno di allora Mario Amaya. Entrambi
sopravvissero all’accaduto nonostante le gravissime ferite riportate
da Warhol avessero fatto temere il peggio.
Le apparizioni pubbliche dopo questa vicenda diminuirono
drasticamente: l’artista si rifiutò di testimoniare contro la sua
attentata carnefice e la vicenda passò in secondo ordine per via due
giorni dopo per l’assassinio di Bob Kennedy.
Morì a New York il 22 febbraio 1987 in seguito a un intervento
chirurgico alla cistifellea.
Andy Warhol diede risalto a noti personaggi della società
occidentale del suo tempo. Egli però non diede un’interpretazione ai
soggetti, né avanzò, attraverso le sue opere un parere critico:
figure dello spettacolo, come Liz Taylor, Marilyn Monroe, Marlon
Brando, o uomini politici come Lenin, John Kennedy e Mao Tse-Tung,
sono rappresentati allo stesso modo delle scatole di lucido da
scarpe o di barattoli di zuppa precotta o di bottiglie di Coca Cola.
Persone e prodotti di consumo, insomma che erano oggetto di
adorazione collettiva. Il procedimento utilizzato da Warhol mirava a
togliere ai volti ogni segno del tempo trasformandoli in icone. In
questo modo la partecipazione emotiva è ridotta al minimo, e
l’artista tratta con la stessa, distaccata freddezza una diva
provocante, l’immagine di una sedia elettrica o un incidente
stradale. Egli diffonde le proprie immagini con la stessa
impersonalità che caratterizza i mass media.
PROCEDIMENTO PER REALIZZARE LE ICONE DI MARILYN
Le immagini venivano serigrafate secondo il procedimento della
quadricromia, non a caso lo stesso procedimento usato dalle riviste.
Il volto, tratto da immagini fotografiche, veniva, isolato dal busto e
ingrandito. Il viso dell’attrice è riprodotto su fondo monocromo e
luminoso. I lineamenti sono semplificati e accentuati mediante
colori contrastanti: ogni chiaroscuro è abolito e non ci sono mezzi
toni.
I contorni non coincidono perfettamente con le aree colorate,
determinando un effetto di “fuori registro”. In questo modo Warhol
mette in evidenza come ciò che ha ritratto non sia “una persona”,
ma la sua “immagine pubblica”, che può essere ripetuta all’infinito.
Siamo portati a cogliere dell’attrice non la sua personalità, ma
l’immagine che giunge attraverso i rotocalchi.