Ominide 3880 punti

Secessione Viennese: Gustav Klimt

La secessione Viennese è il più importante fenomeno artistico nell’intera storia dell’arte austriaca. Gli artisti si staccano dall’accademia, dal classicismo e dalla scuola delle belle arti. Questo scorcio di secolo è per il cuore dell’impero asburgico un’età di fervore culturale ancora più intenso. Da questo raggruppamento di stimoli, con un processo di separazione dalla tradizione accademica e conservatrice, nasce nel 1897 l’esperienza della Secessione viennese. Il protagonista indiscusso è un giovane pittore viennese, Gustav Klimt. Nel 1886 inizia a staccarsi dal linguaggio accademico facendo una scelta che egli pagherà cara poiché le sue opere saranno spesso soggetto della critica dal pubblico borghese.
La sua pittura mantiene negli anni alcuni caratteri di fondo costanti: il ricorso a una miriade di elementi simbolici; il gusto della rivisitazione dell’universo artistico classico ed ebraico - cristiano in termini allegorici e con forti accenti psicologici; il rapporto fra éros e thanatos, amore e morte, incentrata sul femminino. Il suo stile privilegia una linea morbida, elegante, sinuosa, una definizione quasi fotografica e iperrealistica dei corpi ad elaborazioni bidimensionali incrostate di colori e oro; si orienta verso il recupero della concezione dei mosaici romano-cristiani e bizantini.

Giuditta: La donna è l’ossessione di Klimt attraverso gli anni, nei suoi dipinti la donna occupa la maggior parte del quadro. Una delle opere più inquietanti dell’artista viennese, è la prima versione della Giuditta ispirata a una rilettura in chiave freudiana dell’eroina biblica. La sua città natale venne assediata da un esercito capeggiato dal generale Oloferne. Giuditta andò nel suo accampamento, lo sedusse e durante la notte gli tagliò la testa. Vediamo qui il potere della donna rispetto all’uomo, la superiorità è grazie all’eros, alla seduzione. Giuditta diviene il simbolo del terrificante potere di seduzione che la donna, esercita sull’uomo: il desiderio che il suo corpo armonioso ispira è l’eros che il suo sguardo ammaliante e le sue labbra possono divenire una trappola di morte. Questo è ciò che Klimt manifesta nell’immagine della vedova ebrea in una notte in cui brillano d’oro le palme d’Israele rappresentata con veli semitrasparenti ricamati in oro che la copre con elementi circolari e favolosi gioielli esaltano un corpo sensuale, il tutto prepara all’orrore della testa mozzata di Oloferne, appena visibile nell’angolo in basso a destra. Il volto, le mani, i piedi, sono sempre tridimensionali. Ciò che sta dietro sembra quasi un mosaico, stilizzato. L’utilizzo dell’oro è una delle caratteristiche proprie dell’arte di Klimt, come l’utilizzo della foglia d’oro ecc.. questo avvenne dopo il suo viaggio a Ravenna e dopo aver visto nell’arte Bizantina i mosaici bizantini se ne innamora e li utilizza nella sua arte, questo periodo è nominato periodo aureo. Il corpo della donna non ha contorno, è sfumato.

Il bacio: Uno dei più intensi inni all’amore è un’altra famosissima opera: il bacio, realizzata nel 1907. Abbiamo il fondo in oro, la figura dell’uomo ha poca importanza perché non lo si vede nel volto, evidenziando sempre la superiorità della donna. Le due figure sono in ginocchio, su un prato, questo non è altro che l’aspetto terreno. Abbiamo qui le figure tridimensionali mentre il tutto è bidimensionale. Le vesti sono caratterizzate da simboli che sono diversi dai 2 vestiti evidenziando la differenza tra i 2 sensi. Alla base di tutto c’è il concetto della femme fatale, l’idea di un eros, dove amore e morte sono uniti.

Hai bisogno di aiuto in Arte moderna e contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email