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-Gustav Klimt-

Gustav Klimt è l’esponente principale della Secessione viennese; egli realizza opere di grande impatto emotivo, ricercate nel disegno, dai colori forti e ricche di significati simbolici.
Le prime opere di Klimt seguono lo stile accademico viennese; in seguito si avvicina al simbolismo e arricchisce con riferimenti allegorici i soggetti delle sue composizioni.
Anche lo stile subisce una graduale trasformazione nel disegno e nella stesura dei colori.
Nel 1897 è tra i fondatori della Secessione in Austria.
La sua è un’arte estremamente ricercata e raffinata, che esalta le qualità espressive dei colori e che avrà una grande influenza sull’Art Nouveau e sulla nascita dell’Espressionismo.

-Giuditta I-

Giuditta I è un olio su tela di Gustav Klimt ed è considerata come la prima opera del periodo aureo, contraddistinto da un linguaggio simbolico e dall’uso massiccio dell’oro.

La tendenza all’uso dell’oro si sviluppo nell’artista dopo essere stato in visita in Italia, a Ravenna, dove aveva visto i mosaici bizantini, ricchi di oro.
Nel quadro è raffigurata Giuditta, l’eroina biblica, che sedusse il generale Oloferne per poi ucciderlo; essa incarna la figura della donna fatale e crudele, la ‘femminilità assassina’.
Giuditta è provocatoriamente seminuda ed indossa gioielli tipici dell’art nouveau ed è pettinata secondo la moda contemporanea.
La pennellata con cui è raffigurata, contrasta volutamente con lo sfondo, sia per il massiccio uso dell’oro, sia per la sua bidimensionalità.
Il dipinto ha un taglio verticale dato dalla figura di Giuditta, di grande valenza erotica, che domina quasi per intero tutto il quadro.
La testa di Oloferne appare appena in basso a destra, tagliata per oltre la metà dal bordo della cornice.
Le donna ha una spiccata tridimensionalità, mentre le vesti sono bidimensionali.

-Giuditta II-

Giuditta II fu ultimata da Klimt a otto anni dalla prima versione del 1901 e da quest’ultima vi sono delle profonde differenze di carattere stilistico e simbolico.
La figura di Giuditta è rappresentata per intero e non più fino alla vita; ciò conferisce una forte verticalità all’opera, tanto che il limite inferiore del quadro, tagliando di netto la gonna della donna, ci lascia immaginare quasi che la sua figura possa continuare ancora verso il basso.
Lo slancio verticale delle figure femminili è una caratteristica peculiare della sua arte, e con tale mezzo conferiva ai suoi soggetti un senso di monumentalità ed eleganza.

Lo sguardo della donna è seducente e passionale, ma allo stesso tempo essa è fiera e coraggiosa, ed ha un’espressione sfuggente, quasi cinica e crudele.
Le sue mani sembrano degli artigli di un’aquila, che ha appena afferrato la sua preda (la preda in questo caso è la testa di Oloferne che tiene per i capelli, come simbolo di vittoria).
Le caratteristiche linee a spirale si mischiano con dei cerchi colorati concentrici, ricordanti la forma di un occhio, fino ad arrivare a formare forme geometrici come triangoli o piccoli rettangoli.

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