Ominide 30 punti

Vita di Schiele


Egon Schiele nacque il 12 giugno 1890 a Tulln, vicino a Vienna, da una famiglia di modeste condizioni economiche. Fin da ragazzo mostrò uno spiccato talento per il disegno, tanto che nel 1906 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Vienna, dove Schiele era lo studente più giovane. Quando aveva solo 15 anni però, morì il padre per sifilide, influenzando l’arte stessa di Egon, conferendole un carattere fortemente malinconico e angoscioso. La conoscenza con Gustav Klimt nel 1907, che all'epoca era il più famoso artista viennese appartenente alla corrente della Secessione, ebbe un ruolo fondamentale nel ragazzo: da un lato lo influenzò stilisticamente, almeno inizialmente, ma dall’altro divenne uno dei suoi più importanti riferimenti dal punto di vista umano.
Tuttavia, nel frattempo, incominciò a maturare un profondo senso di insofferenza nei confronti dell’Accademia di Vienna, per i suoi metodi di insegnamento conservatori, distaccata dalle nuove nascenti correnti europee. Insieme ad altri studenti accademici, Schiele fondò la Neukunstgruppe (Nuovo Gruppo d’Arte), con il quale prese le distanze anche dall’arte di Klimt. Il nuovo stile che egli maturò si basava su linee e contorni frastagliati, su colori più sobri rispetto a quelli tipici del decorativismo klimtiano, sui ritratti, spesso raffiguranti persone nude. Tuttavia, proprio questo suo carattere fortemente provocatorio e in contrasto con la morale dell’epoca gli procurò molte ostilità nei suoi confronti. Non solo molte sue opere vennero censurate ma addirittura nel 1912 Schiele venne arrestato con la duplice accusa di aver sedotto una minorenne e di aver esposto materiale pornografico in un luogo accessibile ai minori. Dopo tre settimane di carcere, venne poi assolto ma durante l’udienza, uno dei suoi quadri venne bruciato, in quanto considerato come scandaloso per il suo forte carattere erotico. Il 17 giugno 1915 si sposò con Edith Harms. Poco dopo venne arruolato nell'esercito ma nonostante ciò, riuscì a sottrarsi alla trincea. Nel 1918 Egon Schiele e sua moglie si ammalarono di febbre spagnola, malattia che portò alla morte sua moglie il 28 ottobre dello stesso anno, al sesto mese di gravidanza. Tre giorni dopo, il 31 ottobre, morì anche Egon Schiele, a soli 28 anni.

Opere


Schiele è considerato come “il primo vero figlio della psicoanalisi freudiana”. Infatti l’arte di Schiele può essere considerata come un viaggio nell’introspezione psicologica dell’essere umano. Non è un caso se nella sue breve a intensa produzione artistica, il pittore viennese eseguì circa 250 ritratti e autoritratti. È questo un modo per analizzare e indagare la propria identità, il proprio “io”. Quello che emerge dalle sue opere è un netto distacco tra l’individualità del soggetto e la realtà esterna che lo circonda, ossia la società borghese industrializzata di fine Ottocento e inizio Novecento. Ecco dunque che cambia radicalmente il ruolo dell’autoritratto: non è più un autocelebrazione dell’artista, del suo ruolo e della sua integrazione sociale; al contrario è un mezzo per esprimere la sua condizione di esasperazione e di totale esclusione dalla società. L’opera di Schiele, nella sua esasperata e ossessiva ricerca introspettiva, racchiude tutti gli impulsi vitali dell’uomo: ecco dunque perché Schiele eseguì così tanti nudi, dimostrando ancora l’influenza da parte di Sigmund Freud, il quale attribuì ad ogni istinto, volto al soddisfacimento di un piacere, un carattere erotico. L’interpretazione dei soggetti di Schiele è dunque strettamente connessa con il tentativo dei personaggi stessi di auto affermarsi, di rivendicare la propria esistenza, i propri sentimenti e istinti repressi, che tutte le convenzioni e la morale della società cercano di rinnegare. E da questo tentativo di autoaffermazione traspare un senso di angoscia e d’inquietudine nelle opere di Schiele.
Tutto ciò giustifica la scelta, da parte dell’autore, di tralasciare qualsiasi elemento decorativo, tipico invece dell’arte di Klimt. Le opere hanno un forte impatto visivo sull’osservatore, per il suo tratto nitido, rapido. Sono segni caratterizzati per una linea quasi nevrastenica, che riflettono il dolore, la sofferenza e la malinconia dei personaggi.

Autoritratto con vaso nero e dita aperte


Sotto questo punto di vista, una delle opere più rappresentative è “Autoritratto con vaso nero e dita aperte”, un olio su tavola del 1911, oggi conservato a Vienna, nell’”Historisches Museum der Stadt”. Soggetto dell’opera è Schiele stesso. La particolarità di questo autoritratto, che è tipico delle opere di Schiele, è l’andamento della linea fortemente frastagliato. Il volto è aguzzo e disarmonico, con un segno volutamente crudo, deciso, spigoloso. I tratti somatici del volto, con la fronte aggrottata e la bocca socchiusa catturano l’attenzione dell’osservatore: l’artista li rappresenta tramite sovrapposizione di macchie di colore, conferendo al soggetto una forte intensità. Altro elemento caratteristico è la deformazione del corpo: al soggetto sembra quasi mancare una spalla e dalla veste nera, un massa informe nera, emerge un’enorme mano sproporzionata, quasi nodosa e scheletrica, con le dita aperte in una posizione innaturale, quasi forzata. Inoltre il senso di inquietudine che traspare dall’opera è accentuato dal vaso nero, che presenta tratti antropomorfi.

La morte e la fanciulla e l'abbraccio


Qui invece vi propongo due opere dal tema analogo:
La prima è “La morte e la fanciulla”, un olio su tela realizzato nel 1915-16, oggi conservato a Vienna, nell’ Osterreichische Galerie. A ispirare l’artista nella realizzazione di questo quadro furono “La sposa del vento” di Kokoschka e il tema dell’abbraccio, tipico dell’arte klimtiana, come si può notare da una delle sue opere più famose, “Il bacio. Tuttavia le differenze che emergono tra Schiele e gli altri due artisti austriaci: mentre Klimt si avvale della ricca ornamentazione e decorativismo e Kokoschka dell’andamento curvilineo e sinuoso, entrambi per rappresentare un momento di estasi amorosa, dall’abbraccio Schiele l’osservatore prova una sensazione di angoscia. I due soggetti sono rappresentati su un lenzuolo spiegazzato, gettato su un terreno brullo e roccioso, che sembra quasi isolarli nella loro quieta disperazione. Il soggetto rappresentato richiama il binomio formato da èros e thànatos, ossia amore e morte, un tema tipico della cultura figurativa tedesca. Amore, ossia la ragazza, si protende verso Morte, abbracciandolo e appoggiando la testa sul petto dell’uomo. Nonostante ciò le dita le mani non gli toccano la schiena, evidenziando la freddezza tra le due figure. Infatti, osservando invece l’uomo, la mano sinistra accarezza la testa della ragazza mentre la mano destra sembra al contrario allontanarla. Ebbene questi due soggetti rappresentano Egon Schiele stesso e la sua modella e amante Wally Neuzil, tra i quali si era instaurato un intenso rapporto amoroso. Tuttavia l’artista decise di rinunciare all’affetto per la ragazza, per sposarsi con Edith Harms, che gli avrebbe garantito stabilità economica. Ecco dunque la malinconia e freddezza che emergono dallo sguardo perso nel vuoto della ragazza e dall’espressività avvilita dell’uomo, rappresentano lo stato d’animo dell’artista, nel lasciare l’amata. Egli si raffigura volontariamente come la Morte, come il male annichilisce Amore.

Abbraccio


La stessa chiave di lettura è presente nell’ “Abbraccio”, un olio su tela realizzato nel 1917, oggi custodito a Vienna, nell’ Osterreichische Galerie. Due amanti, Schiele e Wally Neuzil, si stringono, nudi, in un abbraccio che, per l’esasperata spigolosità dei tratti, sembra più di disperazione che d’amore. I muscoli tesi del braccio sinistro dell’uomo e la mano sinistra della donna, contratta sulle spalle del compagno, danno infatti una sensazione di una stretta dolorosa, il preludio di un addio straziante. Intorno ai due corpi, realizzati con una pittura quasi nervosa, dai contorni esageratamente marcati, è presente un grande lenzuolo spiegazzato, tutto ciò che resta dell’amore tra i due. Dai gesti dei due amanti, come l’uomo che annusa l’odore emanato dai capelli della ragazza, emerge un profondo senso di malinconia e solitudine dei giovani, che si stringono in un abbraccio che unisce le loro anime ma non i loro corpi, come quanto spiegato nell’opera “La morte e la fanciulla.”

La Famiglia


Una delle ultime opere di Schiele è “La famiglia”, un olio su tela del 1918, rimasto incompiuto. In quest’opera l’artista raffigura se stesso con parti anatomiche dilatate, quasi a volere far posto alla moglie, Edith Harms, accovacciata tra le sue gambe. La donna, a sua volta, tiene tra le sue gambe un bambino. Schiele infatti iniziò a dipingere questo quadro quando la moglie era incinta. La progressione che incastra le figure una dentro l’altra è rispettata anche dal colore: sfondo è bruno, il carnato dell’uomo marrone, rosato quello della donna e chiaro invece il bambino. Dagli sguardi persi nel vuote della madre e del bambino si percepisce un forte senso di tristezza e di rassegnazione verso l’impossibilità di un cambiamento del proprio destino. Il quadro assume pertanto un forte valore profetico: dopo pochi mesi che Schiele iniziò l’opera la moglie, incinta di sei mesi, morì per febbre spagnola e, dopo soli pochi giorni, la seguì lo stesso artista.
Hai bisogno di aiuto in Arte moderna e contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email