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Alberto Savinio - Autoritratto

Fin dagli esordi Alberto Savinio ragionò sul tema della metamorfosi fra uomini e animali come immagine dell'enigma costituito dalla vera identità dell'individuo moderno. Dipingendo personaggi dal corpo umano e dalla testa di animale, l'artista mostrava un gusto inedito per la deformazione del corpo in senso simbolico. Un simbolismo basato sul presupposto che i tratti somatici siano lo specchio del carattere delle persone e su suggestioni provenienti dalla filosofia tedesca di inizio secolo, in particolare contenute in un testo di Otto Weininger secondo cui l'indole di un individuo poteva portarlo ad assomigliare a un animale preciso, lasciando emergere il suo lato bestiale. Esattamente come avviene in un Autoritratto del 1936, dove Savinio sostituì il proprio capo con la testa di una civetta, simbolo del pensiero e delle capacità mentali. L'intenzione era, evidentemente, quella di rappresentarsi come un borghese elegante e dalle vivaci qualità intellettuali. Si tratta di un gioco di travestimenti insieme lucido e introspettivo: mascherandosi, l'uomo di Savinio cerca e scopre se stesso sotto mentite spoglie.

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